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La rassegna “Storie Andoresi” racconta la Resistenza attraverso le voci dei partigiani e dei loro familiari

Fra le testimonianze quella della figlia del partigiano salvato da un ufficiale tedesco

Andora. La resistenza andorese raccontata dalla voce dei partigiani e dei loro famigliari è al centro del nuovo appuntamento della rassegna “Storie Andoresi”, organizzata dall’assessorato alla Cultura del Comune di Andora, in programma mercoledì 18 aprile, alle ore 15.30, a Palazzo Tagliaferro.

Il titolo dell’incontro è “Uomini, non solo nomi di vie”: verranno, infatti, ricordati tutti i protagonisti della Resistenza di Andora e si darà storia e volto a quei partigiani come Giovanni Molineri, Alberto Divizia, Luigi Vaghi, Giovanni Rattalino e Alessandro Carminati a cui sono state intitolate vie importanti del Comune. L’incontro raccoglierà le importanti testimonianze dirette del partigiano Leopoldo Fassio, che porterà la valigetta da medico di Felice Cascione e del partigiano Noris Faustelli di cui sarà proiettata una video intervista.

L’inquadramento storico delle vicende sarà realizzato dagli studenti della scuola Secondaria di Primo Grado Benedetto Croce che realizzeranno anche interventi canori.

“Al centro del pomeriggio le storie di Partigiani andoresi che hanno sacrificato la loro vita per la libertà, ma anche quella delle loro famiglie, delle staffette, dei bambini, oggi adulti, che hanno perduto padri o fratelli, ma hanno condiviso quella lotta pagando loro stessi un prezzo altissimo – spiega Maria Teresa Nasi, Assessore alla Cultura del Comune di Andora che ha realizzato un accurato lavoro di ricerca – Si parlerà del ruolo delle donne, oggetto di feroci rastrellamenti e violenze. Fra tante sofferenze c’è spazio anche per storie belle come quella del Partigiano Giovanni Moreno, ferito da una mina e salvato da un ufficiale tedesco: dopo la guerra di sono ritrovati e la loro amicizia è durata una vita, tanto che Moreno diede a suo figlio il nome dell’ufficiale. Tanti anche i cittadini comuni che hanno aiutato la Resistenza nascondendo i partigiani o dando aiuti economici. Come sempre, invitiamo il pubblico a portare i loro ricordi o le testimonianze raccolte fra i loro famigliari”.

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