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Indagine sul park di via Turati di Albisola: Orsi e la vecchia giunta assolti dall’accusa di tentato abuso d’ufficio

La Procura aveva avanzato dubbi sulla legittimità della delibera di giunta che modificava quella precedente del consiglio comunale

Albisola Superiore. Si è chiuso con una sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste” il processo che vedeva a giudizio il sindaco di Albisola Superiore Franco Orsi e tutti gli assessori che formavano la precedente giunta comunale, ovvero Davide Maranzano, Paolo Baglietto, Roberta Casapietra, Roberto Gambetta, Maurizio Garbarini, Christian Ghigo Gaspari e Giovanna Rolandi, con l’accusa di tentato abuso d’ufficio.

Per tutti loro il pm Cristiana Buttiglione aveva chiesto una condanna ad un anno e quattro mesi di reclusione, ma il collegio del tribunale, nel tardo pomeriggio di oggi, ha invece prosciolto tutti gli imputati dalle accuse contestate dalla Procura (per conoscere i motivi della decisione bisognerà attendere 90 giorni).

Il processo ruotava intorno alla legittimità di una delibera di giunta comunale, la numero 153 del 13 luglio 2009, che secondo l’accusa si era sovrapposta ad una precedente del consiglio comunale, la numero 30 del 21 aprile, modificandone, in sostanza, le decisioni. Tesi che è stata sempre contestata dai difensori degli imputati (gli avvocati Daniela Giaccardi, Fausto Mazzitelli, Franco Aglietto, Alessandro Parino e Giovanni Gerbi) secondo cui il provvedimento della giunta (che riapriva i termini per modificare il Piano Urbanistico Operativo comunale) era assolutamente legittima.

L’inchiesta aveva preso le mosse dalla ormai ben nota vicenda del parcheggio tra via Turati e le scuole in località La Massa, realizzato a fine 2009, che, in seguito ad un esposto di alcuni consiglieri di minoranza, nel febbraio 2010, era anche finito temporaneamente sotto sequestro. L’attenzione degli inquirenti però si era bene presto spostata dal parcheggio a quello che, sempre secondo l’accusa, sarebbe stato il reale motivo per il quale l’intervento era stato portato avanti: favorire un’operazione immobiliare nelle aree di proprietà dell’allora vicesindaco Maranzano e dell’assessore Baglietto.

In cambio della concessione gratuita del terreno dove realizzare il parcheggio era infatti stata firmata una convenzione nella quale, in sintesi, si diceva che, nella parte non vincolata dal piano di bacino, il Comune non si opponeva ad un eventuale intervento edilizio, consentito in quell’area dal piano regolatore. Per questo motivo, secondo la Procura, dietro allo specchio per le allodole del parcheggio, l’amministrazione comunale aveva invece inteso favorire gli interessi privati connessi all’operazione immobiliare. Di qui l’accusa di tentato abuso d’ufficio che per il pm si sarebbe concretizzato nella riapertura forzata dei termini per modificare il Puo (Piano Urbanistico Operativo), già chiuso, per consentire di formalizzare l’inserimento della convenzione con Fidia che, oltre al parcheggio, prevedeva anche l’intervento edilizio.

Accuse che il sindaco Orsi e gli altri amministratori (alcuni dei quali nel frattempo non hanno proseguito il loro impegno politico) hanno sempre respinto. In particolare il primo cittadino, quando alla vigilia delle elezioni comunali del 2014, gli era stato notificato il fine indagine aveva difeso l’operato della sua Giunta durante una conferenza stampa: “L’inchiesta parte dalla realizzazione del parcheggio via Turati – un intervento che era stato sanato dal punti di vista dell’illecito amministrativo pagando 600 euro e che era stato oggetto di un procedimento penale per il reato di violazione paesaggistica che si è concluso con una sentenza di assoluzione di un funzionario del comune, ndr -. La Procura però, partendo proprio da quel procedimento, ha tratto un sospetto che ruotava intorno alla domanda sul perché il Comune aveva fatto quell’iter un po’ tirato non rispettando tutte le procedure previste dalla normativa. Un sospetto, va detto, fortemente alimentato dalle dichiarazioni di tre consiglieri comunali, due di opposizione ed uno eletto con noi ma che ci ha lasciato presto, i quali convincono con le loro deposizioni i magistrati ad indagare perché attraverso il parcheggio c’era la volontà di favorire uno dei proprietari del terreno”.

Di seguito l’intervista rilasciata nel 2014 dal primo cittadino:

“Le indagini hanno accertato che nessuno ci ha guadagnato un euro e quindi non c’è stato un vantaggio patrimoniale. In sintesi, quindi, siamo accusati di aver provato a far prevalere gli interessi personali di due assessori rispetto a quelli della città e della regolarità degli atti e di non esserci neppure riusciti. Io posso solo dire che il Comune ha fatto un affare, e lo rifarei altre 50 volte. In un mondo fatto di burocrazia, dove è difficile fare qualcosa, con 600 euro è stato fatto un parcheggio” aveva detto il sindaco.

Il sindaco ha sempre ribadito l’assoluta buona fede sua e della sua Giunta: “Un amministratore pubblico a volte forza una cosa per l’interesse della città. Abbiamo scelto il meccanismo più semplice per realizzare un’opera di interesse pubblico e questo è dimostrato dal fatto che sono state raccolte 900 firme affinché riaprisse e che è sempre pieno di auto”.

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