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“Furbetto” del cartellino, il dipendente comunale di Alassio dal gip: “Situazione di frustrazione personale” fotogallery

L'operaio oggi è stato interrogato in tribunale e nel frattempo è stato sospeso dal servizio dall'amministrazione alassina

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Alassio. E’ stato interrogato questa mattina dal gip Fiorenza Giorgi il dipendente del Comune di Alassio, C.M., 56 anni finito agli arresti domiciliari con l’accusa di truffa ai danni dell’ente pubblico perché, secondo l’accusa, timbrava il cartellino, ma poi si dedicava ad attività private. Durante l’interrogatorio, l’uomo non ha negato le contestazioni, ma ha imputato i suoi comportamenti alla difficile situazione personale che sta attraversando.

L'indagine Easy Work

In particolare, C.M., avrebbe spiegato di essere rimasto molto turbato dopo la perdita della mamma ed avrebbe anche spiegato che suo luogo di lavoro era abbandonato a sè stesso visto che non riceveva indicazioni sulla mansioni da svolgere. Per il momento l’uomo resta agli arresti domiciliari (oggi non è stata presentata nessuna istanza di attenuazione della misura), ma non è da escludere che nei prossimi giorni il suo difensore, l’avvocato Paolo Gianatti (che oggi ha ribadito che il comportamento del suo assistito nasce da una “situazione di frustrazione personale e lavorativa”), si rivolga al tribunale del riesame.

Tra l’altro, sempre oggi, l’ufficio per i provvedimenti disciplinari del Comune di Alassio ha notificato all’operaio una sospensione cautelare dal servizio. “Il mio assistito ha subito una doppia sanzione, prima penale di arresti domiciliari e poi disciplinare di sospensione senza stipendio. E siamo solo nelle misure cautelari! Non intendo lottare contro i mulini a vento ma ritengo che, ora che è sospeso dal lavoro, possa essere considerata non più necessaria la limitazione della sua libertà personale ed umana. Auspico che si possano affrontare sia la questione lavorativa che le contestazioni penali nei rispettivi ambiti di competenza e con una maggiore serenità” ha precisato l’avvocato Gianatti che ha concluso: “Il lavoro investigativo non viene messo in discussione ma spero soltanto che non porti ad una crociata dell’intero sistema contro la persona che assisto”.

Secondo l’accusa, C.M. arrivava al lavoro, timbrava regolarmente il suo cartellino, ma poi, anziché svolgere le sue mansioni, usciva per andare al bar oppure fare la spesa o ancora per passeggiare insieme alla moglie. Ad arrestarlo sono stati i carabinieri della stazione di Alassio al termine di diverse settimane di pedinamenti e monitoraggi degli spostamenti del dipendente pubblico.

L’indagine aveva preso le mosse dalle “chiacchiere” ascoltate in un bar da un militare libero dal servizio che aveva sentito alcuni clienti del locale parlare delle “gesta” dell’operaio che si sarebbe anche vantato in giro del fatto che in orario di lavoro si dedicava ad altro. Allora i carabinieri guidati dal comandante della stazione Gianluigi Marras hanno iniziato l’attività investigativa che ha permesso di smascherare il “furbetto” del cartellino. In particolare, i militari hanno effettuato servizi di osservazione dal 22 febbraio al 21 marzo scorsi e, nell’arco di quel periodo, avrebbero rilevato che per quindici giorni C.M. avrebbe lasciato il posto di lavoro per dedicarsi ad attività private (come appunto fare la spesa oppure andare al bar). Per questo, l’uomo, assunto con la mansione di operaio, era poi stato colpito da un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari firmata dal gip Fiorenza Giorgi su richiesta del pm Cristiana Buttiglione.

Commenti

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  1. Scritto da gianmarco

    Ad Alassio di furbetti del cartellino c’è anche di ben peggio del sig CM …basta vedere certi vigili urbani in servizio (servizio si fa per dire…)