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Filmato e fotografato a sua insaputa sul luogo di lavoro: vittima di cyberbullismo risarcita da collega

Il lavoratore savonese lancia un messaggio per sensibilizzare: "E' un fenomeno pericoloso, bisogna che i ragazzi usino la Rete in maniera consapevole"

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Savona. Un caso di cyberbullismo sul posto di lavoro sfociato poi in una denuncia per minacce. E’ quello di cui è stato vittima un trentenne di Spotorno, E.R., che nel 2015 aveva denunciato di essere stato ripreso e fotografato mentre stava lavorando, ovviamente di nascosto, e di aver poi trovato in Rete filmati e immagini. Un fatto che aveva provocato un notevole disagio all’uomo, dipendente di un’impresa di servizi del savonese, che aveva segnalato l’accaduto ai suoi superiori.

Proprio per le sue “lamentele”, un collega di E.R. lo aveva minacciato (con frasi tipo “se non la smetti di rompere io ti taglio la gola”) per intimargli di smetterla di chiedere aiuto dirigenti dell’azienda. A quel punto la vittima delle molestie si era rivolto alla polizia per denunciare l’accaduto ed il caso era poi arrivato davanti al giudice di pace del tribunale di Savona dove il procedimento si è chiuso con una conciliazione tra le parti. L’autore delle minacce ha risarcito i danni ad E.R. (che era assistito dall’avvocato Anna Maria Gottardi) che ha quindi rimesso la querela.

Ora che il procedimento penale è chiuso, E.R. ha voluto raccontare la sua esperienza per sensibilizzare sul fenomeno del cyberbullismo: “Ho sofferto molto per aver visto quei filmati e le mie foto che giravano in Rete, vivevo male il mio lavoro perché temevo sempre che qualcuno potesse riprendermi ancora con il cellulare per poi diffondere le immagini”.

Per fortuna i superiori di E.R. lo hanno supportato per risolvere il suo disagio: “Sono stati estremamente collaborativi e premurosi nei miei confronti perché mi sono stati cambiati i turni di lavoro e non ho più dovuto incontrare i colleghi con cui avevo avuto problemi. Se così non fosse stato probabilmente avrei perso il mio impiego” aggiunge la vittima delle molestie che, dopo la sua esperienza negativa, ha deciso di attivarsi nella sensibilizzazione e prevenzione del cyberbullismo.

“Seguo l’attività della Fondazione Carolina – la onlus creata da Paolo Picchio, papà di Carolina, la giovane morta suicida proprio perché vittima di cyberbullismo e che ha lo scopo di aiutare i ragazzi che si fanno del male tra loro usando la rete in maniera distorta e inconsapevole – perché credo che sia fondamentale far capire i pericoli e le insidie che si nascondono nell’uso di Internet. Per questo ci tengo a dire, soprattutto ai genitori, di fare attenzione perché il cyberbullismo può essere molto pericoloso e, per prevenirlo, è importantissimo saper utilizzare la Rete in maniera consapevole”.

“Ho vissuto una situazione di grave disagio e sofferenza che sto tuttora affrontando perché, come dice il motto della Fondazione Carolina, le parole fanno più male delle botte, ma sono sicuro che parlando ai giovani e facendo conoscere questo terribile fenomeno il cyberbullismo possa essere sconfitto e che Internet possa diventare un ‘luogo’ sicuro per i bambini e gli adolescenti” aggiunge E.R. che spera che a breve anche in Liguria possano nascere centri ad hoc per supportare le vittime: “A Milano esiste un progetto di cura di prossimità, coordinato dalla casa pediatrica dell’ospedale Fatebenefratelli-Sacco, dove vengono assistite le vittime, ma anche i responsabili si bullismo e molestie tra ragazzi”.

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