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Coltellata nel collo di un connazionale, resta in cella l’albanese arrestato per tentato omicidio

Davanti al gip l'aggressore aveva fatto scena muta, secondo i militari avrebbe voluto punire la vittima per un'intromissione in una questione privata

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Savona. Resta in carcere Geraldo Piskaj, il trentacinquenne albanese finito in manette sabato scorso dopo aver colpito con una coltellata un connazionale. Lo ha deciso il giudice Francesco Meloni che nelle scorse ore ha sciolto la riserva sulla misura cautelare confermando quella più severa.

Piskaj era stato interrogato martedì mattina, ma aveva preferito non motivare il suo gesto avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, sabato scorso, Piskaj ha aspettato la vittima, Llacia Gramoz, 32 anni, sotto casa con un grosso coltello da cucina in tasca. Quando lo ha visto parcheggiare la macchina si è avvicinato dicendogli che gli voleva parlare e poi si è avventato su di lui. L’aggressore ha colpito il connazionale con un fendente al collo che, fortunatamente, non ha avuto gravi conseguenze (il ferito se l’è cavata con una medicazione all’ospedale San Paolo e una prognosi di sette giorni) anche grazie alla sua pronta reazione che gli ha permesso di difendersi.

L’episodio violento è avvenuto nella zona di via Maria Solari, nel quartiere di Villapiana. Dietro all’aggressione, secondo la ricostruzione degli investigatori, ci sarebbe un fatto che risale a qualche settimana fa quando la moglie di Geraldo Piskaj è andata via di casa su consiglio dei carabinieri a causa dei maltrattamenti da parte del marito. Llacia Gramoz, che a sua volta è sposato, l’aveva aiutata nel trasloco, ma solo perchè glielo aveva chiesto la moglie, amica dell’altra. Un’intromissione che, però, non sarebbe piaciuta a Geraldo Piskaj che quindi si è presentato sotto casa del connazionale con l’intenzione, è questa la tesi degli inquirenti, di regolare i conti.

Ad allertare i militari è stata proprio la moglie della vittima che ha assistito all’aggressione. Di lì a pochi minuti erano arrivate le pattuglie della radiomobile dei carabinieri, coordinate dal maggiore Dario Ragusa e dal tenente Matteo Ettore Grasso, che avevano arrestato il responsabile.

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