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Cocaina dalla Lombardia alla Riviera: “famiglia” di pusher patteggia complessivamente 12 anni di reclusione

Nei guai erano finiti tre albanesi: uno era anche stato vittima di un'accoltellamento a Noli

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Noli. Nove etti di cocaina nascosti dentro una cassaforte sequestrati ad aprile 2017, un trentenne aggredito a coltellate a Noli nell’agosto successivo e una coppia finita in manette perché fermata con 156 grammi di polvere bianca a settembre. Tre episodi apparentemente scollegati tra loro, ma che invece erano tutti connessi ed avevano permesso agli inquirenti dopo mesi di indagini di arrestare Hider Gjepali, 53 anni, il figlio, Mikel Gjepali, di 31 (che, tra l’altro, era la vittima dell’aggressione dell’agosto scorso), e la moglie di quest’ultimo, Nertila Abdiaj, di 28, tutti di nazionalità albanese, con l’accusa di spaccio di droga.

Questa mattina per quella vicenda tutti e tre hanno patteggiato quattro anni di reclusione e 18 mila euro di multa in udienza preliminare davanti al gup Alessia Ceccardi.

Ad arrestare i tre erano stati gli uomini della guardia di finanza di Savona, coordinati dal pm Chiara Venturi, che avevano arrestato (in flagranza) prima Hider Gjepali, fermato con 50 grammi di cocaina appena comprati a Lambrate. Poco dopo erano stati fermati anche il figlio e la sua compagna che, secondo gli inquirenti (che li tenevano d’occhio da qualche tempo), erano direttamente coinvolti nell’attività di spaccio.

Le indagini avevano preso le mosse dall’operazione della squadra mobile di Savona che, nell’aprile 2017, aveva arrestato un loro connazionale, Erjon Stafa (che aveva patteggiato tre anni e dieci mesi di reclusione), che nascondeva quasi nove etti di polvere bianca in una cassaforte sistemata all’interno di una cantina di corso Ricci. Quello stupefacente, secondo gli investigatori (che lo avevano scoperto dopo una serie di accurati accertamenti), era custodito a Savona proprio per conto dei tre pusher albanesi.

Anche la droga (156 grammi di cocaina) sequestrata ad inizio settembre scorso ad una coppia di albanesi Emri Shehu, 28 anni, e Sentiliana Jashari, di 25, arrivati a Noli con un autobus, sarebbe stata destinata proprio a Gjepali e al figlio. La consegna era sfumata grazie all’intervento delle Fiamme Gialle che li avevano controllati trovando lo stupefacente.

Infine anche l’aggressione avvenuta ad inizio agosto nella zona del parcheggio di via Monsignor Poggio a Noli, della quale era stato vittima proprio Mikel Gjepali, secondo gli inquirenti, era connessa all’attività illecita svolta dall’albanese (probabilmente il movente dell’aggressione era legato ad un debito di droga). Il trentenne albanese era stato accoltellato da due persone: uno lo aveva colpito con alcuni fendenti alla schiena e alla pancia (se l’era cavata con una prognosi di quindi giorni) prima che la vittima riuscisse a scappare nei vicoli del centro storico facendo desistere i rivali.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i tre albanesi arrestati a Noli erano molto prudenti al momento delle consegne della cocaina che comprevano tra la bassa Lombardia e Milano: spesso si muovevano in treno per cercare di evitare i posti di blocco stradali.

 

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