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Bilancio di Alassio, Invernizzi: “Chiesti ai cittadini più soldi di quelli che servivano”

"Inoltre il consiglio non può approvare atti nel periodo di campagna elettorale"

Alassio. “Sono stati chiesti ai cittadini più soldi di quelli che servivano. Si tratta di un dato consuntivo che è indice di cattiva amministrazione e che era già stato anticipato dal nostro gruppo lo scorso consiglio comunale con l’approvazione del bilancio di previsione”. Così Rocco Invernizzi, consigliere comunale del Gruppo Agorà ad Alassio, commenta l’approvazione del bilancio consuntivo 2017 da parte della giunta del sindaco Enzo Canepa, avvenuta lo scorso 5 aprile.

“Come molti consiglieri avevano già previsto – spiega meglio Invernizzi – il bilancio si è chiuso con un avanzo di gestioni molto elevato, ancor più alto di quello relativo all’anno precedente. Il dato che compare sui documenti contabili del Comune parla di un avanzo pari a circa 16 milioni e 774.198 euro. Una cifra enorme che mette in risalto una gestione malsana delle casse comunali, come avevano affermato con diverse sfumature, consiglieri comunali di minoranza, nel mese di marzo 2017, quando furono chiamati ad approvare il bilancio di previsione. In quell’occasione l’amministrazione fu invitata dal gruppo Agorà, a rivedere la propria posizione, in quanto la tassazione era eccessiva (Tasi, Tari, addizionale comunale irpef). Oggi abbiamo la conferma provata che si potevano fare delle riduzioni per sgravare i cittadini”.

“Il Gruppo Agora aveva presentato negli scorsi consigli comunali una manovra che chiedeva di ridurre l’addizionale comunale Irpef oggi alla percentuale massima 0,8 per cento abbassandola di 0,2 punti percentuali, visto che i dati contabili emersi per l’anno 2016 si attestano ad un milione e 262.322 euro e la previsione massima per il 2017 di incasso ammonta ad un milion e 200 mila euro. Analizzando i dati contabili del bilancio di previsione rapportandoli al bilancio consuntivo possiamo tranquillamente affermare che la manovra di sgravio fiscale per gli alassini era ampiamente sostenibile per le casse comunali considerato anche l’ingente spazio di manovra derivante dalla abnorme cifra dell’avanzo di amministrazione. Bisognava solo impostare la manovra fin da subito facendo una attenta programmazione dei flussi di cassa relativi alle entrate globali dell’ente Comune”.

“Inoltre si ravvisa da parte dell’attuale amministrazione una forte difficoltà a rispettare la normativa vigente per quanto riguarda le procedure amministrative di adozione degli atti consiliari infatti il punto sette variazione di bilancio di previsione 2018/2020 e nove approvazione dello schema di accordo di programma di trasporto pubblico locale per gli anni 2018/2027 sono stati adottati in contrasto con il Tuel (articolo 38, comma 5) che prevede: ‘I consigli durano in carica sino all’elezione dei nuovi, limitandosi, dopo la pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, ad adottare gli atti urgenti e improrogabili’. Con tale norma, il legislatore ha voluto evitare che l’organo consiliare in carica possa condizionare lo svolgimento della campagna elettorale attraverso atti che vanno ad incidere sulla formazione della volontà popolare e favorire i consiglieri in carica che potrebbero anche rivestire la qualità di candidati al rinnovo del consiglio (come stabilito dal Tar del Veneto con la sentenza numero 1273 del 1996 e dalla sezione prima del Consiglio di Stato con la sentenza numero 2955 del 2003). Altro principio giuridico che ha indotto il legislatore ad operare tale limitazione è le regola secondo la quale i poteri delle amministrazioni si affievoliscono nel periodo di avvicinamento alla loro scadenza, per evitare che un organo, in scadenza di mandato, con le sue scelte produca effetti permanenti per il futuro, vincolando così o condizionando le scelte dei nuovi titolari delle potestà amministrative (come da sentenza numero 382 del 2004 del Tar della Puglia)”.

“Pertanto, le condizioni di urgenza ed improrogabilità costituiscono i requisiti di legittimità degli atti che vengono approvati dal consiglio; sono, cioè, i presupposti giuridici in base ai quali è da considerarsi legittima l’azione amministrativa messa in atto dal consiglio”.

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