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I balneari incontrano Bolkestein: “Le spiagge non sono nella direttiva”

Il presidente di Donnedamare: "Ora la politica e il governo non hanno più scuse"

Liguria. “Anche chi ha scritto la direttiva si è reso conto che i balneari non possono essere inseriti in un testo che li calpesti”. Lo ha detto il presidente dell’associazione “Donnedamare” che ha incontrato questa mattina Fritz Bolkestein, l’ex commissario Ue passato alla storia per la sua direttiva che riguarda balneari e ambulanti.

Nel corso del convegno “Un’Europa senza euro”, organizzato da Alberto Bagnai e dall’associazione Asimmetrie, interpellato da Donnedamare, ha detto: “Non capisco perché le spiagge siano dentro la direttiva servizi”. “Persino Bolkestein dice che le spiagge non possono entrare nella Direttiva Bolkestein – spiegano da Donnedamare – Il tempo delle scuse è finito. Bolkestein non dice nulla di nuovo, ma non fa altro che sottolineare ciò che i nostri tecnici da tempo dicono ed ora la politica e il governo italiano non hanno più scuse”.

Frits Bolkestein, l’estensore della direttiva da cui nasce tutto, si stupisce che la categoria dei balneari possa essere stata inserita della norma. “La cosa probabilmente più logica, quella che non hanno saputo fare per molti anni i governi italiani, incorrendo in procedure d’infrazione europee e puntando esclusivamente alla messa all’asta di 30.000 piccole aziende e di altrettante famiglie, è stata fatta dall’associazione Donnedamare, nel solo interesse della categoria, senza guardare a colori e interessi politici. Solo per arrivare all’obiettivo unico e definitivo: uscire dalla Bolkestein ed evitare le aste”.
“Infatti, loro le Donnedamare – si definiscono nella nota – “un gruppo eterogeneo di donne provenienti da diverse zone d’Italia, assolutamente non accumunate da nessun orientamento politico o sindacale”.

“Per quello amiamo – dicono – definirci Bagnine e per questo siamo abituate ad affrontare i marosi e a non indietreggiare davanti alle difficoltà”.

“Invitando il padre della direttiva in Italia – aggiungono – vogliamo ribadire nostra assoluta estraneità alla normativa Bolkestein, che vorrebbe privarci delle nostre aziende e cancellarci con un colpo di spugna: siamo parte di oltre 30 mila aziende, quasi tutte imprese familiari prive di qualsiasi tipo di ammortizzatore sociale, che danno lavoro a 150.000 persone, ed un indotto, compresi i nostri fornitori, pari a 1 milione di persone, oltre a coinvolgere un numero incalcolabile di ditte nel terziario e professionisti collegati alle nostre attività, incidendo per oltre il 10% sul Pil nazionale”.

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