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Alassio, dipendente comunale in manette: è accusato di essere un “furbetto” del cartellino

Un operaio comunale di 56 anni ora è ai domiciliari: i carabinieri lo hanno pedinato per un mese e lo hanno visto al bar o a fare la spesa dopo aver timbrato

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Alassio. Secondo l’accusa arrivava al lavoro, timbrava regolarmente il suo cartellino, ma poi, anziché svolgere le sue mansioni, usciva per andare al bar oppure fare la spesa o ancora per passeggiare insieme alla compagna. Per questo, stamattina, un dipendente del Comune di Alassio è finito in manette in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari firmata dal gip Fiorenza Giorgi su richiesta del pm Cristiana Buttiglione.

Nei guai è finito un cinquantaseienne, C.M., assunto con la mansione di operaio dall’amministrazione comunale alassina, che ora deve rispondere dell’accusa di truffa ai danni di ente pubblico. A smascherare il presunto “furbetto” del cartellino sono stati i carabinieri della compagnia di Alassio che, nelle scorse settimane, hanno monitorato e pedinato il dipendente pubblico.

In particolare, i militari hanno effettuato servizi di osservazione dal 22 febbraio al 21 marzo scorsi e, nell’arco di quel periodo, avrebbero rilevato che per quindici giorni C.M. avrebbe lasciato il posto di lavoro per dedicarsi ad attività private (come appunto fare la spesa oppure andare al bar). Un comportamento che ha fatto scattare il provvedimento cautelare eseguito questa mattina dai carabinieri, proprio mentre il dipendente stava entrando in Comune.

L’interrogatorio di garanzia di C.M. è già stato fissato per lunedì mattina dal gip Fiorenza Giorgi davanti al quale l’uomo, se lo vorrà, potrà replicare alle contestazioni della Procura.

“Il mio assistito è una persona che ha avuto una serie di problemi per i quali in passato era stato seguito al centro di salute mentale. Per questo motivo abbiamo già fissato una nuova visita perché ritengo che le condotte contestate sul lavoro, evidentemente illogiche, potrebbero essere compatibili con un suo stato di frustrazione umana per fatti accaduti di recente” precisa l’avvocato Paolo Gianatti che assiste il dipendente comunale finito nei guai.

Il legale non nasconde un certo stupore per il provvedimento cautelare applicato: “Ritengo palesemente sproporzionata la misura cautelare degli arresti domiciliari adottata nei confronti di una persona che è accusata di non aver lavorato correttamente come nel caso del mio assistito. Ammettendo che le accuse siano tutte vere, in un caso simile, poteva starci certamente un procedimento disciplinare ed anche un processo penale, ma applicando una misura interdittiva”.

“Il presupposto per la misura cautelare è che il giudice ritenga ragionevole che, a processo finito, non ci sia possibilità di concedere la sospensione condizionale della pena. Qui però si procede contro un incensurato e per un reato che, nella peggiore delle ipotesi, sarebbe una truffa ai danni dell’ente per un valore di qualche centinaio di euro (con la pena che parte da un anno di reclusione). Per questo credo non ci siano i presupposti per applicare una misura cautelare per evitare la reiterazione del reato. Si poteva applicare una sospensione dal lavoro. Forse anche il comune poteva scegliere una via diversa per risolvere questa questione” conclude l’avvocato Gianatti.

Ulteriori dettagli saranno resi noti dal comandante della compagnia carabinieri di Alassio, maggiore Massimo Ferrari, durante la conferenza stampa convocata per domani mattina al comando provinciale di Savona.

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