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Aggredito un arbitro a Millesimo: al pronto soccorso per un pugno al volto

Michele Russo, arbitro della sezione di Savona, è stato oggi vittima di un'aggressione al termine di una gara di un torneo di Giovanissimi a Millesimo

Millesimo. Episodio di violenza contro un arbitro questa mattina al Memoria Comparato: al termine di una gara un soggetto non ancora identificato ha aggredito l’arbitro Michele Russo, della sezione di Savona, colpendolo al volto.

Il match aveva visto protagonista la squadra di Corigliano Calabro, sconfitta sul campo per 5-0; nel corso della gara erano stati espulsi due calciatori del team calabrese, uno a causa di insulti al direttore di gara – dalla panchina – l’altro per un episodio di violenza contro un avversario.

Terminata la gara, l’arbitro Russo è stato accostato presso gli spogliatoi da un ignoto, identificatosi come genitore di un calciatore del Corigliano, che lo ha colpito al volto con un pugno. Celere l’intervento dei carabinieri locali, ma l’aggressore si era già dileguato nella folla presenta per la manifestazione: l’arbitro è stato quindi visitato al pronto soccorso, in attesa di una diagnosi precisa per il dolore a un occhio e al cranio.

Michele Russo, venticinque anni, è arbitro da 2012 e dirige regolarmente gare di Promozione ed è quindi un arbitro giovane ma esperto, in forza dal 2016 al Comitato regionale arbitrale della Liguria, guidato da Fabio Vicinanza.

La violenza contro gli arbitri è un evento in crescente diffusione: sui direttori di gara vengono spesso sfogate le frustrazioni delle prestazioni negative sul campo, ingigantendone le responsabilità. Non aiutano l’immaginario mediatico e l’esasperazione dei tifosi nei campionati di massimo livello: le campagne d’odio connesse al tifo della Serie A, che si ingigantiscono e rimbalzano sui social media, finiscono per vittimizzare i direttori di gara delle categorie giovanili, in formazione tanto quanto i calciatori che dirigono. Se un arbitro professionista è insultato e deriso, e con lui la sua famiglia – pensiamo alla campagna rivolta al fratello dell’arbitro Orsato per la sua direzione di Inter-Juventus – ma raramente rischia un’aggressione vera, ben poche sono le protezioni per chi dirige un torneo giovanile o un campionato dilettantistico. Queste aggressioni, poi, mettono in cattiva luce la volenterosa organizzazione di tornei ed eventi, che nulla hanno a che fare con la violenza e le cui energie sono spese perché il calcio sia una festa per tutti.

Ciò è ancora più grave se si pensa allo sport giovanile come a un momento educativo di estrema importanza: il calcio, come gli altri sport, dovrebbero insegnare ai ragazzi i valori del rispetto, del confronto reciproco e pacifico, dell’accettazione dell’altro e delle regole. Ciò nel calcio spesso è gravemente disatteso.

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