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Accusato di violenza sessuale su una 13enne: ristoratore savonese condannato a 5 anni e 4 mesi foto

L'uomo era accusato anche di sequestro di persona: dal gip aveva ammesso l'approccio sessuale, ma negato di aver costretto la minore a fare qualcosa che non voleva

Savona. Cinque anni e quattro mesi di reclusione con il rito abbreviato. E’ la condanna inflitta questa mattina in udienza preliminare, davanti al gup Francesco Meloni, al ristoratore savonese, Pasquale “Lino” Massari, 56 anni, che nell’agosto scorso era finito in manette con la gravissima accusa di violenza sessuale pluriaggravata e sequestro di persona nei confronti di una tredicenne.

Essendo stato giudicato con un giudizio abbreviato, l’imputato, che ha risarcito le parti civili (la minore ed i suoi genitori) ha potuto ottenere una riduzione di un terzo della pena. Il difensore dell’uomo, l’avvocato Andrea Cechini, ha anche avanzato un’istanza di attenuazione della misura cautelare (al momento Massari è in carcere) sulla quale, per ora, il giudice si è riservato di decidere.

Sulla sentenza, il legale di Massari ha commentato: “La affermazione di penale responsabilità non stupisce né coglie impreparati. Trattasi infatti di procedimento nel quale il mio cliente ha, sin dal momento dell’arresto, ammesso lealmente le proprie responsabilità. Il trattamento sanzionatorio invece, sembrerebbe non aver tenuto conto di alcune questioni giuridiche sollevate dalla difesa nella odierna discussione. Sino al deposito delle motivazioni a sostegno della sentenza, non è tuttavia possibile formulare ulteriori considerazioni in merito alla vicenda processuale” il commento del legale di Massari .

Le accuse nei confronti del ristoratore, che gestiva il “T-Rex” di via Giacchero a Savona, erano state confermate dalla ragazzina durante l’audizione protetta (svolta nell’ambito dell’incidente probatorio), alla presenza di una psicologa. Alla luce del racconto della tredicenne, secondo la difesa, l’accusa di sequestro di persona poteva essere ridimensionata perché sarebbe emerso che non era stata trattenuta e chiusa dentro al locale.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la bimba era stata attirata all’interno del ristorante di Massari con l’inganno, grazie ad una banale scusa. A quel punto, approfittando del fatto che erano soli, si sarebbe consumato l’approccio sessuale con la bambina: un abbraccio ed un bacio (fortunatamente non c’era stato nessun rapporto completo). Poi la tredicenne era uscita dal ristorante di via Giacchero e, una volta a casa, aveva raccontato tutto ai famigliari.

Una versione che la ragazzina aveva ripetuto in Questura, davanti alla psicologa Lucia Tattoli, al gip Fiorenza Giorgi, al pm Giovanni Battista Ferro, all’avvocato Andrea Cechini, difensore di Massari (che non era invece presente) e all’avvocato Pierluigi Pesce, che assisteva la famiglia della vittima.

Durante l’udienza di convalida davanti al gip, a pochi giorni dall’arresto, Massari aveva ammesso l’approccio sessuale, mostrandosi anche dispiaciuto per quanto accaduto (“Non so che cosa mi sia preso”), ma aveva respinto con decisione l’accusa che ci sia stata da parte sua costrizione e di aver tenuto la ragazzina sotto sequestro.

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