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Vertenza Asset, i sindacati: “L’azienda dice di tenere al capitale umano? Lo dimostri”

"La proposta avanzata ieri è del tutto insoddisfacente"

Altare. “L’azienda dice di tenere al capitale umano. Che lo dimostri. La proposta formulata ieri non va affatto in questa direzione”. E’ una bocciatura senza appello quella che i sindacati ed i lavoratori della Asset di Altare hanno inflitto alla proposta economica avanzata ieri dai vertici del gruppo Brita, proprietario dell’azienda, durante il tavolo convocato per discutere del trasferimento dello stabilimento dalla Valbormida alla provincia di Varese.

Asset Altare

Ieri i sindacati hanno chiesto “che gli attuali carichi si esauriscano in Valbormida e quindi che i lavoratori escano dall’azienda gradualmente, mano a mano che le commesse terminano. L’azienda, dal canto suo, ci ha chiesto rassicurazioni circa il fatto che i dipendenti restino in organico fino al termine della produzione. E’ una possibilità su cui possiamo ragionare, ma abbiamo chiesto che l’azienda predisponga incentivi all’esodo per chi rimane. Finora, però, abbiamo ricevuto solo una proposta di miglior favore per chi intende trasferirsi, visto che l’azienda vuole mantenere l’attuale organico. Domani ne parleremo con i lavoratori, che si riuniranno in assemblea. Riteniamo che si tratti di un’offerta troppo bassa e che sposta il problema sul trasferimento, cosa che ci pare i lavoratori non siano interessati a fare. L’azienda dovrà formulare una nuova proposta”.

In occasione dell’assemblea convocata tenutasi questa mattina, i delegati sindacali hanno esposto la situazione ai lavoratori, ottenendo il via libera a “mantenere la posizione” di contrarietà nei confronti della proposta dell’azienda: “La proposta che ci ha formulato l’azienda – ribadisce ancora Andrea Mandraccia di Fiom-Cgil – è sostanzialmente economica. Noi continuiamo ad insistere sul fatto che è necessario mettere in atto azioni (e l’azienda deve sforzarsi di aiutarci) perché questo stabilimento produttivo non resti dismesso a lungo. Noi stiamo perdendo una realtà produttiva e vogliamo trovare qualcuno che desideri insediarsi sul territorio”.

“La proposta dell’azienda ha l’obiettivo di ‘alleviare’ da un punto di vista economico le sofferenze portate dalla perdita del posto di lavoro (perché di questo si tratta, a fronte di un mancato trasferimento) o per incentivare un trasferimento, sia temporaneo che definitivo. In tutti i casi si tratta di una proposta che noi riteniamo essere insoddisfacente, perciò dovremo ri-aggiornare il tavolo a fine mese. Ma abbiamo detto che la base di discussione deve essere ben altra. Aspettiamo che l’azienda formuli una proposta”.

“Noi vogliamo uscire da questa vertenza in maniera dignitosa – conferma Mandraccia – Prendere pochi spiccioli non è assolutamente quello che vogliono i lavoratori. I dipendenti vorrebbero continuare a fare qui la produzione che sono in grado di realizzare e avrebbero voluto fare qui la nuova produzione di Asset. Questo non è possibile a causa di una scelta dell’azienda che dal nostro punto di vista è inspiegabile e non ha ragioni industriali. La delocalizzazione di un’attività produttiva nata nel territorio dall’intuizione di imprenditori locale si andrà così ad aggiungere alla lunga lista di siti industriali chiusi nella nostra provincia”.

“A questo punto è indispensabile che l’azienda dimostri sul serio e non solo a parole di tenere davvero al proprio ‘capitale umano’. Per farlo deve innanzitutto essere parte attiva nei processi che auspichiamo si sviluppino tesi alla reindustrializzazione del sito. Il coinvolgimento del ministero dello sviluppo economico che stiamo chiedendo da settimane è assolutamente essenziale per dare una nuova prospettiva industriale ed occupazionale all’area, e pertanto ribadiamo la richiesta che venga istituito un tavolo di confronto al mise”.

“In secondo luogo deve rispettare quanto precedentemente annunciato circa la produzione attualmente in corso che deve essere terminata nell’unità produttiva di Altare (e non portata ad esaurimento nel nuovo stabilimento) per dare una prospettiva temporale ai lavoratori non limitata al solo 2018. Se ci fosse questa volontà da parte dell’azienda saremmo ovviamente disponibili a ragionare su come garantire effettivamente la continuità della produzione per tutto il periodo aggiuntivo alla fine del 2018”.

“Inoltre occorre che ci sia un importante impegno finalizzato alla definizione di una proposta economica che tenga presente che, per la stragrande maggioranza dei lavoratori, il trasferimento corrisponderà al licenziamento in quanto per ragioni sia personali che di prospettiva futura non ci risultano essere persone disponibili a trasferirsi. Quello della prospettiva produttiva ed occupazionale della nuova unità produttiva è un tema su cui continuiamo a nutrire fortissimi dubbi. Non vorremmo che questa operazione sia solo l’inizio di una delocalizzazione all’estero una volta terminata la produzione attualmente in corso”.

“L’assemblea dei lavoratori ci ha dato mandato di richiedere all’azienda di assumersi gli impegni sopra descritti e di formulare una proposta economica diversa, cosa che chiediamo che l’azienda faccia al prossimo incontro che dovrebbe svolgersi a fine mese”.

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