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Concorso nella bancarotta di una società di Nucera: confermata in appello la condanna a manager torinese

Bruno Salidu era stato condannato a 5 anni a Savona e dovrà versare anche un maxi risarcimento da 1,5 milioni di euro al fallimento

Savona. Questa mattina la Corte d’appello di Genova ha totalmente confermato la condanna a cinque anni di reclusione per concorso in bancarotta per distrazione che il tribunale di Savona, nel giugno del 2016, aveva inflitto al manager torinese Bruno Salidu. Secondo l’accusa, l’imputato aveva svolto il ruolo di mediatore per far ottenere un maxi finanziamento ad una società dell’imprenditore Andrea Nucera, la “Marea Neagra” (poi fallita), ma poi aveva chiesto un compenso usurario (dal reato di usura era però già stato assolto perché il fatto non sussiste in primo grado).

Nel pronunciamento di secondo grado i giudici hanno confermato anche il maxi risarcimento danni per la parte civile, il curatore fallimentare della Marea Neagra Stefano Pasquali, assistito dagli avvocati Amedeo Caratti e Massimo Badella, quantificato in un milione e mezzo di euro , ovvero la cifra che secondo la Procura la società di Nucera aveva versato come compenso per il mediatore.

La tesi del pm Pelosi era che Salidu, titolare di fatto della società “Eurofinance”, tra il dicembre del 2007 e i primi mesi del 2008, avesse svolto il ruolo di mediatore tra Nucera e la banca Unicredit per fargli ottenere un ingente finanziamento da 49 milioni di euro. In cambio però l’imprenditore cerialese gli avrebbe versato, a fronte di un prestito erogato dall’istituto bancario di 16 milioni di euro, un compenso di un milione e trecentomila, una cifra così ingente da essere ritenuta usuraria.

Dagli accertamenti degli inquirenti sarebbe anche emerso che quei soldi erano finiti sui conti del manager torinese attraverso “triangolazioni” illecite confluite in un conto svizzero e, quindi, in nero. Motivo per il quale la Procura gli contestava anche l’accusa di evasione fiscale (reato prescritto). Per questa vicenda, nel 2013, Salidu era finito agli arresti domiciliari in esecuzione di un’ordinanza del gip del tribunale di Savona Emilio Fois, ma solo per il reato di usura (il giudice non aveva infatti ritenuto sussistenti le altre accuse per le quali l’uomo era rimasto indagato a piede libero).

Nei confronti di Salidu era inoltre scattato anche un sequestro di beni per un valore di un milione e trecentomila euro (la cifra che effettivamente Nucera avrebbe versato per la mediazione). Tra l’altro, nei confronti dell’imprenditore di Ceriale (tuttora latitante ad Abu Dhabi), già indagato per bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e reati tributari per una serie di fallimenti societari, nel contesto dell’inchiesta su Salidu era poi scattata una nuova contestazione di bancarotta fraudolenta proprio per il fallimento della “Marea Neagra”. Reato del quale risponderà il prossimo settembre quando inizierà il processo relativo al fallimento dell’impero Nucera (anche in questo caso il curatore fallimentare della Marea Neagra si è costituito parte civile con l’assistenza degli avvocati Caratti e Badella).

La “Marea Neagra” era la società del gruppo Nucera che seguiva una serie di attività immobiliari in Romania. L’importo utilizzato per pagare l’attività di mediazione di Salidu, secondo la Procura, proveniva proprio dalle casse della società e per questo motivo il manager torinese era stato accusato anche di concorso in bancarotta per distrazione.

Secondo quanto ricostruito dal pm Pelosi, Nucera aveva chiesto un prestito da 49 milioni di euro, ottenendone però “solo” 14. Una cifra che poi non era stata restituita ad Unicredit e che fa parte del maxi debito (si parla di circa 250 milioni di euro) che le società dell’imprenditore cerialese hanno accumulato con diverse banche dopo i vari crac che si sono registrati negli ultimi anni.

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