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I Magazine di IVG.it - L'Angolo dei Curiosi

A forza di essere vento

"L'Angolo dei Curiosi" è la rubrica per chi è desideroso di vedere, ascoltare, conoscere: ogni giovedì con Daria Croce e Giulia Grenno

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“L’Angolo dei Curiosi” è la rubrica di IVG a cura di Daria Croce e Giulia Grenno per chi è desideroso di vedere, ascoltare, conoscere, ritrovarsi o dissentire.
A Daria e Giulia piacciono il profumo dei libri, il rumore della puntina che tocca il vinile, il buio in sala quando sta per iniziare un film, l’odore delle cartolerie, il ticchettio della macchina da scrivere, i ritratti in bianco e nero, le prospettive diverse, fermarsi col naso all’insù.
Se ti piace almeno una di queste cose, prenditi una pausa insieme a noi.

Ci sono immagini, suoni e piccoli dettagli che ti accompagnano fino dall’infanzia. Non ti ricordi nemmeno la prima volta che li hai conosciuti. Ci sono e basta.

C’è una voce che ha accompagnato da sempre la mia vita, la voce di un uomo che, lo scorso 18 febbraio, avrebbe compiuto 78 anni. Quell’uomo si chiamava Fabrizio. Fabrizio De Andrè.

Non ricordo la prima volta che l’ho ascoltato, nemmeno quale sia stata la prima canzone che ho conosciuto. So solo che è una delle voci più familiari che conosco. Ed ogni periodo, ogni fase, ogni emozione è sempre stata legata ad un brano di De Andrè.

Se devo pensare ad una canzone che ha accompagnato la mia infanzia, penso sicuramente a “Il Pescatore”, poi l’Università con i manifesti delle proteste studentesche che riportavano i testi di “Storia di un impiegato”, album del 1973. Ancora attuale, ancora pronto a parlare ai giovani.
“Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole”, questa la dedica della mia tesi di laurea resa con le parole di una delle sue più grandi opere, “Non al denaro, non all’amore, né al cielo”, tratto ed ispirato dall’”Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters.

Uno degli aspetti che ho sempre adorato nell’ascoltare De Andrè è stato che, attraverso le sue canzoni, conoscevo qualcosa in più del mondo e della cultura che mi circondava. Come la letteratura, la religione. Soprattutto, mi ha insegnato a farmi delle domande. A trovare il mio punto di vista attraverso cui guardare il mondo e di non fermarmi ai luoghi comuni e al sentito dire.

La settimana scorsa ho visto la fiction “Fabrizio De Andrè – Principe Libero” dove veniva raccontata una parte della sua storia. Ho letto le critiche che sono state fatte riguardo all’accento dell’artista, ai momenti che non sono stati approfonditi come ci si sarebbe aspettato.
Io posso dire che mi ha davvero emozionato. Che quando il padre di De Andrè, poco prima di morire, ha citato una frase del “Suonatore Jones”, quasi come un epitaffio della sua vita trascorsa, mi sono talmente emozionata da piangere.

Posso essere sincera? Credo che non sarei stata soddisfatta pienamente a meno che non avessi assistito al racconto di tutta la vita di Fabrizio De Andrè, di ogni sua canzone e di ogni dettaglio che l’ha reso il poeta che tanto mi ha dato. E, quindi, penso che la scelta migliore sia di custodirsi, ognuno di noi, quel bagaglio emotivo che si nasconde dietro la voce di Faber. E di ringraziare chi ha reso sullo schermo la vita di un personaggio tanto complesso quanto unico.

Se penso alla sua voce, alla sua musica, penso alla chitarra di mio padre che suona “La città vecchia”, a mia madre che mi racconta dei suoi versi preferiti – Primavera non bussa lei entra sicura/ come il fumo lei penetra in ogni fessura/ ha le labbra di carne, i capelli di grano/ che paura, che voglia che ti prenda per mano/ che paura, che voglia che ti porti lontano – penso a Marinella, Bocca di Rosa, Dolcenera e tutti quegli splendidi personaggi che ho incontrato grazie a lui. Penso a mio nonno che mi faceva ballare sulle note di “Quello che non ho”. Penso a “Volta la carta” e a quando ha accompagnato il mio matrimonio grazie al violino di un amico.

Penso al poeta che era e a quanto sono fortunata ad aver vissuto e di vivere al suo ritmo.

Fotografia presa dal sito ufficiale di Fabrizio de Andre- www.fabriziodeandre.it
Fabrizio nella sua camera di Villa Paradiso, Genova 1969-70

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