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Nel week end al NuovoFilmstudio di Savona: Morto Stalin, se ne fa un altro (The death of Stalin)

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NuovoFilmstudio/officine Solimano/Piano terra
Piazza Rebagliati, Savona

Morto Stalin, se ne fa un altro (The death of Stalin)
Di Armando Iannucci, con Steve Buscemi, Simon Russel Beale, Michael Pallin – Gran Bretagna/Francia, 2017 107’

ven 12 gennaio (18.00 – 21.15)
sab 13 gennaio (17.30 – 20.30 – 22.30)
dom 14 gennaio (15.30 – 17.30 – 20.30 – 22.30)
lun 15 gennaio (15.30 – 20.30)

Il 1953 sembra un anno come tanti per Stalin: sicuro del suo potere, continua a ordinare omicidi, deportazioni di dissidenti e a terrorizzare la corte di personaggi che gli ruota intorno. Quando, nella notte tra il 28 e il 29 febbraio, viene trovato moribondo, sarà proprio la cerchia dei suoi fedelissimi ad entrare nel panico…
Scritto e diretto da Armando Iannucci, autore scozzese di origine italiana, specialista della satira politica, “Morto Stalin, se ne fa un altro” ripercorre, tra plausibile realismo e giubilante dileggio, la feroce guerra di successione che si aprì alla morte del dittatore sovietico. Il film, fedele al precetto hitchcockiano che associa la riuscita di una pellicola alla qualità del cattivo, è una commedia nera sospesa nella zona grigia: i giorni che separano l’attacco cerebrale di Stalin dall’annuncio ufficiale della sua morte. Un lasso temporale sufficiente a scatenare la follia del regime in preda alla paranoia, al ricatto, alla delazione e all’inganno. Certo qualcuno potrebbe trovare fuori luogo il tentativo – l’idea stessa – di mettere in burla una delle vicende più nere della storia del ‘900, il ridurre l’immane tragedia delle purghe staliniane a una sorta di operetta buffa. L’abilità del regista però emerge nella sua capacità di dissacrare rimanendo su un piano prettamente concreto. In questo senso non sovraccarica la realtà di follia, ma si “limita” ad esagerare i caratteri e a spingere al massimo i momenti di crisi – si veda in particolare la lunga degenza del dittatore sdraiato a terra mentre monta tutta la cruda vigliaccheria dei suoi seguaci – sfruttando al massimo l’ottimo cast a disposizione. Perché è proprio quest’ultimo la forza trainante del film – a partire da Steve Buscemi nei panni nientemeno che di Chruščёv – che nei dialoghi e nei movimenti acquisisce un ritmo incessante, quasi uno spasmo continuo alla conquista dello scettro del potere.

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