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Finale Ligure, i Verdi ricordano Willermin: “Castello in stato di abbandono e degrado” foto

Il castello, prima ostello della gioventù, rischia di scomparire una struttura da preservare e valorizzare

Finale Ligure. Il 13 gennaio 1943 la “Commissione provinciale fascista” condannò a cinque anni di confino Renato Willermin, abitante in Finale Ligure nel suo piccolo “castello” dove svolgeva l’attività di avvocato. 5 anni era il massimo della pena che poteva comminare quella specie di tribunale. I “Verdi” savonesi vogliono ricordare la data perché quello fu il primo atto violento contro un onesto cittadino, di formazione cristiana, appartenente da molti anni al Partito Popolare (aveva contatti con Don Sturzo, De Gasperi, Carlo Rosselli e Benedetto Croce).

Willermin si era sempre opposto al “regime” rifiutandosi di iscriversi al PNF (per questo era già stato in precedenza licenziato dall’Azienda in cui lavorava).

“Con l’esecuzione della sentenza dovette abbandonare la sua famiglia e sospendere tutte le attività. Venne condotto prima a Giulianova (in terra di Abruzzo), poi, siccome in quel paese aveva preso contatti con i Popolari e gli antifascisti locali, venne ulteriormente trasferito in un piccolo nucleo montano raggiungibile solo a piedi dopo aver percorso diversi chilometri di sentiero scosceso” ricorda il portavoce provinciale del Verdi Gabriello Castellazzi.

“Dopo il 25 luglio ’43 riuscì a fuggire dal confino e, tornato a Finale Ligure, continuò a svolgere attività di avvocato e di resistenza clandestina. Qui aveva anche contatti con il Maresciallo Enrico Caviglia che abitava poco distante nella villa vicino alla stazione ferroviaria”.

“A Savona il 23 dicembre venne lanciata una bomba in un locale dove sostava un gruppo di militari nazisti: il bilancio dell’esplosione fu di 3 morti e 17 feriti. La Federazione provinciale fascista decise la rappresaglia ed iniziò a redigere l’elenco di persone che, pur essendo estranee ai fatti, dovevano comunque essere uccise. Vennero scelti i savonesi: Cristoforo Astengo, Francesco Calcagno, Carlo Rebagliati, Arturo Giacosa, Aurelio Bolognesi, Agnello Savaresi e venne unito a loro anche Renato Willermin, allora finalese ,reduce dal confino, sospettato di connivenza con gli Alleati, assurdamente accusato di aver fatto segnalazioni luminose agli aerei alleati dalla sua “villa-castello” di Finale Ligure (vedi foto)”.

castello Willermin

“Condotto in carcere a Savona venne poi brutalmente assassinato, insieme alle altre 6 vittime designate, al Forte della “Madonna degli Angeli”. Willermin venne in seguito ricordato, in numerosi scritti, da illustri personalità, tra le quali Benedetto Croce e Alcide De Gasperi. Alcune strade vennero dedicate alla sua memoria e anche a Finale Ligure, dopo parecchi anni gli venne dedicata una piazza”.

E Castellazzi aggiunge: “Il “castello” che era la sua casa venne adattata per molti anni Ostello della gioventù, ma oggi purtroppo è in stato di abbandono e degrado. Un vero peccato perché con il tempo i danni aumenteranno e rischia di scomparire un ricordo importante di un martire della Resistenza. Il luogo dove Willermin visse l’ultimo periodo della sua vita, e che lo vide allontanarsi per sempre in quel lontano 13 gennaio 1943, deve essere recuperato e restituito alla memoria della comunità”.

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