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Varazze, paziente di centro terapeutico morì suicida: direttore sanitario assolto

A giudizio era finito il noto psichiatra Antonio Maria Ferro, ma tutte le accuse sono cadute: secondo la difesa il gesto volontario non era prevedibile

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Varazze. Nel novembre del 2012 un paziente del Centro Terapeutico Riabilitativo “La Tolda” di Varazze aveva perso la vita dopo essere era caduto nel vuoto dal terzo piano della struttura. Una tragedia per la quale l’allora direttore sanitario de “La Tolda”, il dottor Antonio Maria Ferro, era finito a giudizio per omicidio colposo. Un’accusa che questa mattina è completamente caduta in tribunale.

Il noto psichiatra ed ex primario dell’ospedale di Savona (è in pensione dal giugno del 2012) è stato infatti assolto perché il fatto non costituisce reato dal giudice Francesco Giannone. Secondo la contestazione della Procura (il pm aveva chiesto una condanna a 4 mesi di reclusione), il medico, che era difeso dall’avvocato Franco Aglietto, in qualità di direttore sanitario avrebbe dovuto evitare che il terzo piano fosse accessibile ai pazienti.

Gli inquirenti avevano accertato che i primi due piani del centro, quelli dove si trovavano i pazienti, erano a norma e correttamente predisposti per evitare che finestre e balconi fossero aperti. Al terzo piano invece – questa la tesi accusatoria – non erano invece state adottate particolari contromisure perché era chiuso e, teoricamente, nessuno al di fuori del personale aveva accesso a quell’area. Quel giorno però il paziente, G.F., era riuscito ad accedere al terzo piano il cui accesso era impedito solo da una catenella. Di qui l’accusa al dottor Ferro che però il suo difensore, l’avvocato Franco Aglietto, ha contestato punto su punto.

Come ha sottolineato il legale, durante il processo, è emerso che l’accesso al piano più alto solitamente era chiuso da una porta e che le chiavi erano custodite in portineria: “Quel giorno era aperta, ma la responsabilità non può ricadere sul mio assistito che, tra l’altro, in quel momento non era nemmeno al lavoro nella struttura e comunque svolgeva un’attività di consulenza in materia sanitaria”.

Inoltre, secondo la difesa, non c’era nessun elemento per ritenere che il paziente fosse a rischio di compiere un gesto volontario: “Non aveva mai posto in essere un gesto autolesionistico o anti conservativo. Non si erano mai manifestate emergenze che dovevano indurre i sanitari a prendere precauzioni” ha sottolineato l’avvocato Aglietto nella sua arringa. Di qui la richiesta di assoluzione che poi è stata accolta anche dal giudice (per conoscere i motivi della decisione bisognerà attendere il deposito della sentenza).

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