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Grande distribuzione in sciopero: braccia incrociate in molti grandi store della provincia

Otto ore di mobilitazione per protestare contro il mancato rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro

Provincia. Si preannuncia un venerdì di passione per la grande distribuzione, anche in provincia di Savona. Filcams, Fisascat e UILTuCS hanno infatti indetto per domani uno sciopero di 8 ore che, in provincia di Savona, riguarderà Coop (sia super che ipermercati, che però rimarranno aperti) e tutte le aziende associate a Federdistribuzione (come ad esempio Ovs, Mercatò, Docks Market, Bricocenter, Carrefour, Decathlon, Famila, Esselunga, Kiko, Selex, U!, Zara e altri ancora). In contemporanea si terrà a Genova una manifestazione regionale in largo XII Ottobre, a partire dalle ore 10.

“Da oltre quattro anni oltre 250.000 dipendenti delle imprese Cooperative di Consumo e di quelle aderenti a Federdistribuzione, sono in attesa del rinnovo del loro Contratto Nazionale di Lavoro – spiegano Cgil, Cisl e Uil in una nota congiunta – I sindacati, in questi anni, hanno cercato di mettere in campo tanta buona volontà per arrivare ad una sintesi che permettesse sia ai lavoratori, sia alle imprese di trovare soluzioni equilibrate nella dignità delle parti. Purtroppo, le sempre più deboli argomentazioni prodotte delle aziende aderenti a Federdistribuzione e delle Cooperative, non hanno permesso di chiudere la vertenza contrattuale e, nel caso di Federdistribuzione, le trattative si sono interrotte addirittura oltre un anno fa”.

“Pertanto riteniamo sia arrivato il momento di dire basta – proseguono – e per manifestare pubblicamente il disagio delle lavoratrici e dei lavoratori interessati, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno organizzato una manifestazione regionale a Genova nella giornata di sciopero. Il sindacato e i lavoratori chiedono alla cittadinanza, in solidarietà a quelle lavoratrici e a quei lavoratori che vedono calpestati i loro diritti e il loro reddito, di non andare a fare acquisti il 22 dicembre nei negozi delle cooperative e delle imprese aderenti a Federdistribuzione”.

Lo sciopero, come detto, riguarda anche Coop, che però domani si impegnerà ad assicurare il regolare funzionamento dei negozi per non creare disagi a soci e clienti nel fine settimana che precede il Natale e per garantire la libertà di lavorare al personale che non intende aderire allo sciopero. “Le Cooperative di consumo vogliono rinnovare il CCNL della distribuzione cooperativa per salvaguardare la propria capacità competitiva e difendere l’occupazione ma un sindacato diviso, nella forma e nella sostanza, incapace di produrre una proposta unitaria, non consente di farlo – accusano da Coop – La trattativa per il rinnovo, infatti, si è arenata sulla indisponibilità di una organizzazione sindacale a introdurre anche in Coop la normativa di contrasto all’assenteismo opportunistico già introdotta e rinnovata ovunque”.

“Nell’ambito della trattativa in atto – proseguono da Coop Liguria – le cooperative hanno: dichiarato, fin dall’inizio della trattativa, la disponibilità a garantire a conclusione del contratto l’incremento retributivo di 85 euro mensili; proposto di mantenere le norme sociali più distintive, ma anche più onerose, del CCNL cooperativo in tema di trattamento economico di malattia e infortunio e la conservazione del posto di lavoro fino a completa guarigione clinica; proposto un rafforzamento del welfare sanitario, a totale carico delle Cooperative, introducendo un piano di prevenzione delle malattie oncologiche e cardiovascolari per tutti i lavoratori, investendo parte delle risorse necessarie derivanti dalla normativa di contrasto all’assenteismo, già concessa da molti anni a tutti i concorrenti e costantemente negata a Coop”.

“Nonostante la decisione irresponsabile del sindacato di dichiarare sciopero, le Cooperative confermano ancora una volta la volontà di rinnovare il CCNL salvaguardandone la distintività sociale, ma sono decise a recuperare almeno in parte il differenziale di costo tra il contratto Coop e quello dei principali competitori (Confcommercio e Federdistribuzione), che è pari a 45 milioni di euro l’anno e oggi non è più sostenibile. Di questi 45 milioni, quelli imputabili a scelte di maggior tutela dei lavoratori non sono mai stati in discussione, così come non sono mai stati messi in discussione i livelli di reddito del personale oggi in forza” concludono.

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