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Giallo della violenza sessuale ad Alassio, proseguono le indagini: ferite autoinferte per la presunta vittima?

Un ventiseienne era finito in carcere, ma le accuse si erano rivelate infondate, e ora è pronto a querelare la ragazza per calunnia

Alassio. Ora la vittima potrebbe trasformarsi in carnefice, ribaltando completamente la storia iniziale. Potrebbe riassumersi così lo sviluppo della triste vicenda che vede coinvolti l’albenganese S.E., operaio ventiseienne residente a Campochiesa, e una diciannovenne alassina.

Tutto è iniziato la scorsa settimana, con una denuncia depositata dalla ragazza che, piena di tagli e ferite su tutto il corpo, si è presentata dai carabinieri accusando l’operaio di tentata violenza sessuale.

In una manciata di giorni, però, la vicenda si è arricchita di nuovi particolari. E ora i ruoli dei protagonisti rischiano di essere completamente stravolti. Dopo lo sfogo via Facebook di S.E., che nella giornata di ieri, sulla propria pagina social, ha riportato la sua versione dei fatti con dovizia di particolari, le cose si stanno muovendo anche dal punto di vista legale.

Il giovane, che ha passato in stato di fermo una notte in caserma e le 35 ore successive nella sezione protetta del carcere di Sanremo e si è dovuto difendere da accuse gravissime (lesioni gravi, violenza sessuale e violenza privata aggravata) era stato rimesso in libertà dopo l’interrogatorio davanti al sostituto procuratore Vincenzo Carusi. Al momento, comunque, il ragazzo resta formalmente indagato e lo sarà fino a quando (se la sua estraneità rispetto alle accuse sarà confermata) il pm non avanzerà una richiesta di archiviazione. Per ora le indagini proseguono a ritmo serrato e, in effetti, secondo quanto trapela, sembrano vacillare i gravi indizi di colpevolezza contro il presunto aggressore.

Tanti, troppi i testimoni che confermano la versione del ventiseienne, sconfessando quella della presunta vittima che, per ora, non risulta essere indagata per nessun reato, ma non è da escludere che il suo nome possa comparire a breve sul registro degli indagati. Inoltre, la vicenda potrebbe arricchirsi di nuovi protagonisti perché le ferite da arma da taglio sul corpo della giovane, refertate dal personale medico dell’ospedale di Albenga e oggetto di denuncia ai carabinieri, potrebbero essere state autoinferte, ma solo in parte. Alcuni dei tagli, infatti, sembra siano stati trovati in zone del corpo difficilmente raggiungibili dalla ragazza, che potrebbe quindi essere stata “aiutata” da un terzo soggetto oppure effettivamente aggredita da qualcun altro. Resta da capire anche la posizione dei genitori della diciottenne che, al momento dei fatti, si trovavano all’estero e sarebbero venuti a conoscenza dei fatti solo nelle ultime ore.

Una prima vittoria per il ventiseienne, per la sua famiglia e il suo avvocato Antonio Marino che, però, non ha intenzione di fermarsi e si è detto pronto a presentare una querela-denuncia per calunnia nei confronti della diciannovenne e una corposa richiesta di risarcimento danni.

“Io sono agguerritissimo, – ha dichiarato l’avvocato. – Si tratta di fatti e di accuse di una gravità inaudita. Fortunatamente il pm ha messo una toppa parziale all’accaduto, disponendo l’immediata scarcerazione del mio assistito, ma siamo di fronte ad un racconto, quello della ragazza, che non è neanche impreciso o meritevole di riscontro, ma che nasce totalmente falso. Se entro qualche giorno non avremo evidenza dell’iscrizione della giovane nel registro degli indagati, depositerò io stesso l’atto di denuncia nei suoi confronti per il reato di calunnia”.

Oggi, inoltre, il magistrato dovrebbe decidere se disporre o meno la consulenza tecnica sul telefono di S.E., al momento sotto sequestro.

“Da questo punto di vista siamo molto tranquilli: non abbiamo assolutamente nulla da temere, anzi. Ovviamente questo rappresenterebbe un ulteriore aggravio di tempi e costi per il mio assistito, ma se servirà a provare la sua innocenza, ben venga”, ha concluso il legale.

Dal canto suo, la famiglia del giovane, molto nota nell’albenganese, ha scelto la via del silenzio, nella speranza di dimenticare l’incubo vissuto in questi giorni.

“Siamo nelle mani del nostro legale. Ci fidiamo ciecamente di lui così come dell’innocenza e dell’estraneità ai fatti di nostro figlio. Aspettiamo che la legge faccia il suo corso, fiduciosi nel buon esito della vicenda”, hanno dichiarato i genitori del ventiseienne.

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