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I Magazine di IVG.it - Stile Savonese

Una chiacchierata con Dori Ghezzi

"Stile Savonese" è la rubrica di moda, bellezza e lifestyle di IVG, a cura di Maria Gramaglia

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“Stile Savonese” è la rubrica di moda, bellezza e lifestyle di IVG, a cura di Maria Gramaglia. Ogni settimana una passeggiata tra le vetrine dei negozi della nostra provincia, a caccia di novità: un “viaggio” tra le tendenze savonesi a livello di moda, bellezza o arredamento, ma anche tra proposte come gite, corsi o spettacoli a teatro.

Arriva guidando personalmente l’auto, in perfetto orario, anzi con un po’ di anticipo.

Molto bella, sorridente, disponibile. Una donna raffinata nell’aspetto e nei modi, che con quel sorriso spontaneo piace subito. Ed è molto modesta, attenta agli altri.

Dori Ghezzi torna ogni anno ad Albenga per  Ottobre De Andrè e proprio in quell’occasione ho potuto farle qualche domanda.

La sua brillante carriera di cantante ha visto Dori Ghezzi solista, poi in coppia con Wess e poi ancora solista. Quale periodo è più rappresentativo? C’è una canzone a cui è particolarmente legata e perché?

Pur non essendo mai stata una fan accanita di Dori Ghezzi, in ogni periodo, sia da solista che da cantante in coppia con Wess, ho vissuto fasi alterne, ritenendomi in certi casi soddisfatta, ma non sempre. Dopodiché, se proprio devo autogiudicare la performance che più mi ha dato soddisfazione, scelgo la parte conclusiva di Khorakhané cantata con Fabrizio.

Da tempo è impegnata nella Fondazione De André Onlus. Di cosa si occupa?

Sin da subito ho desiderato non essere sola nel prendere decisioni che riguardano l’opera e l’immagine di Fabrizio, e la Fondazione (così come prima l’Associazione) è nata anche per questo. Seguo ogni aspetto del lavoro e ogni progetto, ma sempre confrontandomi con i miei collaboratori e supportata dal lavoro di gruppo. Progetti originati in Fondazione o seguendo iniziative che nascono costantemente nel nostro Paese e non solo.

“Sotto le ciglia chissà” è il titolo del libro che svela il Fabrizio De André più vero, profondo, umano attraverso un’immensità di frasi e annotazioni che ha lasciato e che lei ha sapientemente raccolto e custodito, per poi restituirlo a tutti noi come un vero patrimonio, certa che anche Fabrizio lo avrebbe fatto. Com’è nata l’idea di questo libro?

È nata in Fondazione, come gran parte dei progetti che, appunto, come Fondazione abbiamo scelto di seguire e curare. Penso che uno dei commenti più belli – senz’altro tra quelli che mi hanno fatto maggiormente piacere – sia arrivato da chi, avendo conosciuto personalmente Fabrizio, sostiene di aver risentito attraverso questo libro di nuovo la sua voce.

A breve dovrebbe andare in onda la fiction Principe Libero. Cosa ne pensa? Cosa ha provato vedendo Valentina Bellé interpretare Dori e Luca Marinelli nei panni di suo marito?

Ovviamente siamo partiti solo nel momento in cui abbiamo identificato in Luca Marinelli l’interprete giusto per rappresentare Fabrizio. Oltre alla già riconosciuta capacità attoriale e alla sorprendente naturale somiglianza senza artifizi, la sua ecletticità gli ha permesso di restituirci Fabrizio, suonando e cantando personalmente in modo sorprendente.

Valentina Bellè sta dimostrando giorno dopo giorno di essere una delle più promettenti artiste italiane. Pur non essendo la mia fotocopia (particolare che abbiamo tranquillamente trascurato), l’abbiamo scelta convinti della perfetta alchimia fra lei e Luca che si è creata già attraverso i provini, restituendoci credibilmente quel rapporto intenso che c’era tra Fabrizio e me.

Mi può raccontare del suo profondo legame con Don Gallo e con la Comunità da lui fondata?

È, appunto, un profondo, duplice, legame. Andrea mi manca molto, moltissimo, ma per fortuna tutto quello che con la Comunità San Benedetto Andrea ha costruito, continua a crescere e a dare i suoi frutti. È il risultato più importante. Mi manca il prete, l’amico e l’uomo. Sul comodino ho un San Francesco di ulivo che mi ha regalato qualche anno fa e che conservo come uno dei doni più cari che mi sono stati fatti. Ora la Comunità è nelle salde mani e nei cuori generosi di Lilli, Domenico e di tutti i ragazzi che vi collaborano.

La Comunità continua a essere sempre più un esempio di solidarietà e buon senso.

E del suo legame con Albenga e Ottobre De André?

È una bellissima e consolidata rassegna, curata e cresciuta grazie alla professionalità di tutti coloro che vi collaborano, a cominciare dai carissimi amici che l’hanno ideata, Gino Rapa e Antonio Ricci, insieme a tutti i Fieui di Caruggi, che mi hanno amorevolmente ritenuta degna di essere una cittadina onoraria di Albenga, e anche di questo li ringrazio di cuore.

Da Mama Dodori a Nonna Dodori: come vive il rapporto con il nipotino?

Essere nonni è stupendo. È la gioia più grande. Non sono una nonna speciale, perché noto che lo sono tutti.

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