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Arrestato per spaccio di cocaina a Savona: patteggia 2 anni

Nei guai era finito un 45enne albanese: la polizia gli aveva sequestrato 40 grammi di droga

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Savona. Nel maggio scorso era finito in manette con l’accusa di detenzione e spaccio di cocaina. Questa mattina, per quella vicenda, un albanese di 46 anni, Ylli Mema, ha patteggiato due anni di reclusione e 500 euro di multa con la sospensione condizionale della pena (il giudice gli ha anche revocato la misura cautelare).

Ad arrestare l’albanese erano stati i poliziotti della squadra mobile che lo avevano trovato in possesso di circa 40 grammi di cocaina e cinquemila euro in contanti. Mema doveva però rispondere anche di quattro cessioni di cocaina (avvenute tutte nel mese di maggio).

Davanti al gip, l’albanese, che era difeso dall’avvocato Luigi Gallareto, aveva spiegato di essere in un periodo di difficoltà: “Ero senza lavoro e non sapevo come fare. Ho fatto una sciocchezza e sono pentito”.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, che erano coordinati dal vice questore aggiunto Rosalba Garello, Mema da qualche tempo aveva messo in piedi un’attività di spaccio di cocaina. Tra i suoi clienti c’erano consumatori, ma anche altri pusher visto che, in alcuni casi, cedeva quantitativi di droga più ingenti.

L’arresto dell’albanese aveva preso le mosse da un servizio di osservazione durato una quindicina di giorni durante il quale i poliziotti della squadra mobile avevano monitorato diversi incontri dello straniero con noti tossicodipendenti e pregiudicati savonesi proprio nella zona di piazzale Moroni. Quasi sempre Mema dava appuntamento ai clienti sulla sua auto: la conversazione durava pochi minuti, il tempo di scambiarsi soldi e droga, e poi ognuno riprendeva la propria strada.

Al termine dell’ennessimo pedinamento era poi scattato il blitz della polizia: lo straniero era stato fermato mentre era in auto e perquisito. Nella tasca laterale della portiera gli agenti avevano trovato due dosi da un grammo l’una di cocaina e 5250 euro (ritenuti il guadagno dell’attività illecita) arrotolati vicino allo stupefacente. A quel punto era scattata una perquisizione domiciliare che aveva permesso di ritrovare altra polvere bianca.

Venti grammi di cocaina ancora da tagliare erano custoditi nella tasca di una giacca, mentre altre quindici dosi erano state trovate nascoste all’interno di una livella da muratore (ad insospettire i poliziotti era stato il fatto che Mema avesse molti attrezzi da lavoro in uno sgabuzzino pur non svolgendo nessuna attività edile). Infine, in cucina, gli agenti avevano trovato il materiale per il confezionamento delle dosi: la sostanza da taglio e un bilancino di precisione.

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