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Alassio, un consiglio comunale infuocato approva la tassa di soggiorno

Durissimo scontro tra il sindaco Canepa e i consiglieri Galtieri e Olivieri

Alassio. Il Comune di Alassio ha approvato la tassa di soggiorno in un tornado di polemiche, tra variazioni all’ordine del giorno, emendamenti, urla e durissimi botta e risposta tra maggioranza e minoranza, conditi anche da qualche insulto, che hanno costretto a più riprese il presidente del parlamentino alassino Rocco Invernizzi a intervenire per sedare gli animi.

Come se non bastassero la complessità e l’importanza degli argomenti trattati, ad accendere sin da subito la miccia in consiglio comunale, al quale ha preso parte come spettatore anche il sindaco di Andora Mauro Demichelis, ci ha pensato proprio il sindaco Enzo Canepa, che ha chiesto una variazione all’ordine del giorno, portando il punto 9 (inerente la tassa di soggiorno) al punto 1, il primo in discussione.

Una richiesta, unita ad una proposta di emendamento (contenente alcune modifiche alla tassa di soggiorno concertate con gli albergatori alassini), poi approvata, che ha fatto insorgere la minoranza. In primis i consiglieri Angelo Galtieri di “Insieme X” e Piera Olivieri di “Progetto Alassio”, che non hanno risparmiato attacchi diretti e durissimi all’amministrazione e soprattutto al sindaco Enzo Canepa.

Il consiglio comunale di Alassio approva la tassa di soggiorno

“L’amministrazione ha tentato l’ennesimo colpo di coda per mettere una toppa ad una delibera, quella sulla tassa di soggiorno, nata male e approvata in fretta e furia, forse per coprire un buco di bilancio forse per interessanti personali. Non hanno mai abbassato di un centesimo, di mezzo punto, le tasse e della riduzione fiscale ne facevano un cavallo di battaglia. Prima la tassa di soggiorno poi l’aumento dei parcheggi a 2 euro: emerge la vera natura di questa giunta. Che dire poi della variazione dell’ordine del giorno: hanno anticipato per evitare che i cittadini interessati potessero partecipare, per non guardarli negli occhi. Inoltre Canepa continua a tirare in ballo i sindacati e le associazioni di categoria addebitando a loro la scelta di introdurre la tassa: menzogne, è una sua iniziativa politica e se ne deve assumere la responsabilità”, ha tuonato Galtieri.

Il consiglio comunale di Alassio approva la tassa di soggiorno

Ancora più dura la posizione di Olivieri, che ha dichiarato: “Ci saremmo dovuti alzare e avremmo dovuto abbandonare la sala per via di questo comportamento schifoso dell’amministrazione, ma siamo rimasti per difendere la posizione della maggioranza dei cittadini alassini. Canepa mente sapendo di mentire ed è un codardo perché non ha avuto il coraggio di guardare gli albergatori in faccia anticipando al punto 1 la tassa di soggiorno. Vanno a colpire solo i turisti che avranno la sfortuna di scegliere Alassio a luglio e agosto, decidendo di soggiornare in albergo: assurdo. Non è un sindaco, è un podestà, ma allo stesso tempo è anche un uomo politicamente morto che si sta attaccando a qualsiasi cosa pur di rimanere ancorato alla poltrona. La giunta non ha più la maggioranza, è in scadenza e non ha uno straccio di progetto politico”.

Nonostante il muro contro muro, con 9 voti favorevoli e 8 contrari (l’Intera minoranza), alla fine è stata approvata l’istituzione della tassa di soggiorno (con tanto di applauso ironico da parte dei consiglieri di minoranza), le cui entrate, stando a quanto riferito in consiglio dall’assessore al turismo Simone Rossi, “sono state stimate tra i 200 e i 300mila euro”.


“La tassa di soggiorno – ha affermato il primo cittadino Canepa – così come è stata studiata di concerto con le associazioni di categoria, è un’opportunità che il territorio non poteva perdere, che Alassio non poteva perdere. Non saranno sicuramente i pochi euro richiesto con la tassa di soggiorno a spingere i turisti ad andare altrove, anzi. L’imposta porterà giovamento a tutti, in primis agli alberghi, e rimarrà totalmente sul territorio: il 60% sarà destinata alla programmazione turistica, mentre il restante 40% a migliorare l’arredo urbano. Solo se il comune andrà in dissesto la situazione potrà eventualmente cambiare”.

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