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Lettere al direttore

Noi per Savona: “La ferrovia può risorgere e dare ossigeno ad un’area di crisi”

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A seguito del convegno molto partecipato del giugno scorso presso la Provincia di Savona “per un nuovo modello di mobilità ferroviaria nel territorio savonese”, si è ripreso questo tema in un affollato incontro pubblico presso la libreria Ubik di Savona.

Mentre in tutta Europa e nel Nord Italia le infrastrutture ferroviarie vengono potenziate, anche in vista della necessaria limitazione del trasporto su gomma, sul territorio savonese si verifica – ormai da decenni – un depotenziamento delle linee e conseguentemente dei servizi sia per passeggeri che per merci.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: dal traffico caotico nelle domeniche d’estate alle colonne di autocarri sull’Aurelia e su tutte le strade e autostrade della provincia; dal difficile collegamento tra il porto e l’entroterra, all’inquinamento e ai frequenti incidenti stradali; per non parlare del mancato sviluppo produttivo dovuto anche all’inefficienza dei collegamenti.

Il declino e l’impoverimento dell’economia savonese per troppo tempo hanno trovato una scarsa e negligente attenzione di politici e amministratori, distratti, indifferenti, spesso confinati in un immobilismo sfavorevole se non contrario allo sviluppo economico.

Oggi alcuni rappresentanti della politica, sia a livello locale sia a livello nazionale, hanno dimostrato sensibilità e interesse al problema; è necessario quindi tenere vivo l’impegno e proporre soluzioni concrete e realizzabili in tempi brevi e con costi contenuti se paragonati a quanto viene investito, in questi tempi ma in altre zone, in tema di trasporti.

Giorgio Ajassa e Dario Zucchelli, ex dipendenti delle Ferrovie dello Stato, sostenuti da Noi per Savona e con numerose altre adesioni, partendo da una grande esperienza maturata in ambito professionale, propongono alcuni interventi che possono potenziare significativamente l’attuale struttura ferroviaria.

In particolare, posando il secondo binario sulla sede già predisposta tra Savona e S. Giuseppe di Cairo via Altare, si potrebbe realizzare un trasporto passeggeri cadenzato con funzione di treno suburbano tra il capoluogo e la Valbormida; nel contempo si renderebbero disponibili nuove tracce per le merci anche in vista dello sviluppo delle aree portuali savonesi e degli importanti traffici di container previsti verso il Piemonte e la Lombardia. Ne conseguirebbe un alleggerimento dell’attuale servizio autobus che potrebbe convertirsi in un trasporto capillare ed integrato verso i paesi non toccati dalla ferrovia, come già avviene in maniera efficiente in numerose realtà italiane e straniere.

Una seconda proposta riguarda il riutilizzo della ferrovia Cuneo-Mondovì. Questa, chiusa da alcuni anni anche se recentemente ammodernata, consentirebbe – previa elettrificazione – di aprire nuovi e veloci collegamenti tra il Cuneese e la Riviera di Ponente evitando il transito da Fossano e il cambio di treno.

La proposta forse più importante riguarda l’eliminazione del collo di bottiglia (a binario unico e con limitazioni dovute alla vetustà della linea) presente tra S. Giuseppe di Cairo e Ceva. Una variante di circa 20 km consentirebbe di eliminare alcune acclività e le carenze strutturali fornendo un collegamento ottimale tra Savona e Torino.

Inoltre, senza necessità di interventi strutturali, è possibile intensificare il servizio tra San Giuseppe di Cairo ed Acqui ed istituire sulle riviere a ponente e a levante di Savona (Savona-Varazze e Savona-Finale Ligure) un servizio su ferro con treni bidirezionale e tempi di percorrenza di circa 15 minuti per tratta, assolutamente competitivi con i tempi di percorrenza su strada.

È essenziale a questo punto mantenere vivo l’argomento presso gli amministratori che già hanno dichiarato il loro interesse, informare in merito l’opinione pubblica e stabilire relazioni con le realtà economiche ed industriali delle due regioni interessate.

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