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Mondomarine, senza un acquirente per i cantieri di Pisa a rischio anche Savona fotogallery video

Vertice al Mise per il cantiere navale savonese, sindacati: "Situazione difficilissima"

Savona. Da qui al prossimo 6 di dicembre si deciderà il futuro dei cantieri Mondomarine a Savona, al centro di una vertenza sulla situazione finanziaria (con la procedura del concordato preventivo) ed industriale-occupazionale del sito produttivo. Il 6 dicembre è prevista, infatti, l’udienza in Tribunale per la procedura fallimentare ed entro quella data sarà indispensabile trovare gli acquirenti: per Savona c’è una manifestazione di interesse, per il cantiere di Pisa, invece, ad oggi no.

E’ quanto è emerso in maniera ufficiale nel corso del tavolo tenutosi quest’oggi al ministero dello sviluppo economico e al quale hanno partecipato l’azienda, l’Autorità Portuale e i delegati sindacali.

“Siamo in una situazione difficilissima – sottolinea Lorenzo Ferraro della Cgil savonese -. Il nodo concessione (uno dei punti cruciali della vertenza su Mondomarine) è parzialmente stato risolto, in quanto l’Autorità Portuale ha verbalizzato con una seduta straordinaria che è disponibile a concedere altri quattro anni di concessione al cantiere navale, subordinata a vincoli economici e opportune garanzie di carattere finanziario, come il pagamento dei crediti, la chiusura del piano concordatario e la presentazione del piano industriale relativo al nuovo progetto per il sito produttivo savonese”.

“La situazione è ancora indefinita perchè il problema principale è che per Pisa non c’è un potenziale acquirente, per Savona pare ci sia, ma senza la parte economica che garantiva un acquirente dei cantieri pisani non ci sono le condizioni per presentare un piano concordatario” aggiunge l’esponente sindacale.

“La mancanza di un acquirente per Pisa rischia di trascinare nel baratro anche Savona”. E non manca la stoccata ai vertici di Mondomarine: “L’azienda, come al solito, si è ridotta all’ultimo senza avere nulla di concreto in mano, giocando ancora sulla pelle dei lavoratori e sulle possibilità di risollevare le sorti del cantiere” conclude Ferraro.

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