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La storia di Mario: “Mi si è rotto il preservativo, ho chiesto profilassi in ospedale ma nessuno mi ha aiutato”

A renderla nota è Apertamente Arcigay: "Nel 2017 il nostro ospedale è impreparato sulle malattie sessualmente trasmissibili, vogliamo incontro coi responsabili"

Savona. “Nonostante da anni sia attiva una politica di prevenzione con incontri tra scuole e consultori, corsi sull’educazione sessuale e una marea di seminari sulla prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili, alla prova dei fatti le istituzioni sembrano non avere sotto controllo la situazione. E’ quello che ha sperimentato sulla sua pelle un nostro tesserato, che chiameremo Mario, trovatosi nella situazione di dover chiedere una prestazione medica presso il pronto soccorso dell’ospedale San Paolo di Savona”.

A rendere nota la vicenda di Mario (nome di fantasia) è la sezione savonese di Apertamente Arcigay. “E’ successo che durante un rapporto sessuale si è rotto il preservativo – racconta il giovane Mario – e per attivare la profilassi PEP, mi sono rivolto al pronto soccorso del San Paolo”. Lì, spiegando la situazione al personale del pronto soccorso, Mario avrebbe ricevuto solo una risposta: “Qui non la facciamo, non sappiamo chi la faccia. Vada dal suo medico”.

La cosa, spiegano da Arcigay, ha stupito il ragazzo perché, secondo protocollo, in caso di sospetto la profilassi è chiara. Mario si aspettava quantomeno di parlare con un medico, magari per essere tranquillizzato: “E invece non ho parlato con nessuno – racconta – In quei pochi secondi mi è sembrato di essere finito negli anni Ottanta. Ignoranza e disinteresse sembravano il metro di giudizio nei miei confronti. Una sensazione che non auguro a nessuno. A risposta negativa, me ne sono andato”.

“Io ero solo molto preoccupato – racconta ancora Mario – alla fine mi sono rivolto al mio medico, che mi ha tranquillizzato e seguito nella risoluzione del mio problema. Ma se al posto mio ci fosse stato qualcun altro, ancora più giovane, con veri problemi e magari preso dal panico?”.

“La domanda è: se questa è la prassi, quanto è pericolosa una simile condotta di pressappochismo? – si chiede Mirko Principato, presidente di Apertamente Arcigay Savona – La totale assenza di professionalità di questi operatori che dovrebbero accogliere e indirizzare chi ha bisogno fa rabbrividire. E’ una questione di ore, la profilassi dovrebbe partire subito. Non è assolutamente accettabile che un ospedale se ne lavi le mani mettendo in pericolo la salute dell’utente. Nel 2017, a pochi giorni dalla giornata mondiale contro le malattie sessualmente trasmissibili, il nosocomio della nostra città è totalmente impreparato a far fronte e sostenere chi ha bisogno di profilassi e consigli”.

“Quanto prima scriveremo al dirigente dell’ospedale e al responsabile del pronto soccorso – fa sapere Principato – per chiedere quali siano le disposizioni in merito all’argomento e perché il personale del pronto soccorso non è formato a dovere. Crediamo che sia anacronistico che la sanità pubblica non sia preparata in merito e accogliente”.

“Non conoscendo la vera identità di Mario è molto difficile ricostruire la vicenda – è il commento della Asl 2 – In ogni caso, ogni giorno arrivano in ospedale giovani spaventati per la rottura di un preservativo durante un rapporto sessuale. La profilassi viene attivata immediatamente nei casi di urgenza conclamata, ad esempio quando già si sa che il partner è sieropositivo, ma è impensabile oltre che non corretto attivarla indistintamente in qualsiasi caso. Nessuno però viene semplicemente ‘mandato via’: per tutti viene avviato un percorso di esami che prende il via spesso dal proprio medico curante, e solo se in seguito dovessero emergere rischi concreti viene attivata la profilassi. Questo in linea generale, ovviamente per poter essere più specifici avremmo bisogno di conoscere il caso specifico: vista anche la delicatezza della situazione, invitiamo Mario a rivolgersi all’ufficio relazioni col pubblico per avere delucidazioni più precise sull’accaduto dal direttore della struttura”.

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