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Forno crematorio, Rete a Sinistra Savona: “No alla privatizzazione”

"Il servizio può essere garantito in maniera efficace solo con la gestione diretta da parte del Comune"

Savona. No alla privatizzazione, sì alla gestione “in house” da parte del Comune. Così Marco Ravera, consigliere comunale di Rete a Sinistra-Savona che vorrei, e Marco Lima e Anna Traverso, coordinatori provinciale Rete a Sinistra-Savona che vorrei, a proposito della gestione del servizio di cremazione della città della Torretta, che l’amministrazione del sindaco Ilaria Caprioglio pare intenzionata ad esternalizzare.

“Ci sono argomenti che non è facile trattare, anche perché, pur affrontandoli dal punto di vista tecnico, hanno comunque delle implicazioni emotive e culturali che ne fanno una specie di tabù – dicono Ravera, Lima e Traverso – Tutto ciò che è in qualche modo riferito alla morte ha certamente questa problematica. Nelle ultime settimane, tuttavia, è tornato prepotentemente agli onori della cronaca il servizio di cremazione nella nostra città, affrontato in due commissioni consiliari (23 ottobre e 7 novembre) in cui, tra tattica e gioco delle parti, la maggioranza ha affermato di voler cedere ai privati attraverso un bando in project financing la realizzazione e la gestione di un possibile nuovo impianto di cremazione. Una decisione che non ci sorprende e che si inserisce a pieno titolo nella scellerata politica di privatizzione dei servizi che centrodestra e Pd perseguono con insistenza”.

“Se è vero che l’attuale impianto ha un problema con i fumi (ha una proroga della Provincia fino a fine anno), non si potrebbe sistemare inizialmente solo quella parte magari realizzando una ‘sala del commiato’ degna di questo nome, che favorisca l’inevitabile allontanamento del defunto dalla sua famiglia a dai suoi cari in maniera dignitosa, laica e rispettosa, senza quell’imbarazzante sala in cui le bare sono accatastate sui tubi innocenti?”

“Noi, come abbiamo ribadito in sede istituzionale, siamo contrari ad ogni ipotesi di privatizzazione, al contrario pensiamo che tale servizio possa essere garantito in maniera efficace solo con la gestione diretta da parte del Comune (in house) di tale struttura, scelta che permetterebbe costi più bassi ai cittadini (a partire dall’assenza dell’Iva) ed introiti diretti per l’amministrazione comunale (ad oggi il servizio porta nelle casse del Comune circa 200.000 euro). Non ignoriamo le criticità di un’operazione di questo tipo, ma siamo convinti che le situazioni vadano gestite affrontando le difficoltà e non aggirandole”.

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