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Circonvenzione d’incapace: i legali di Piazza chiedono una nuova perizia, ma il giudice dice no

L'ex vice comandante della stazione dei carabinieri di Pietra Ligure nega ogni accusa

Savona. Una nuova perizia per valutare se la malattia (un tumore) che aveva colpito la signora potesse aver inciso sulla sua capacità di intendere, ma anche sulla valutazione del medico che, attraverso l’incidente probatorio, aveva concluso che l’anziana potesse essere vittima di circonvenzione d’incapace. E’ la richiesta avanzata questa mattina dall’avvocato Ennio Pischedda che, insieme al collega Andrea Costa, difende il maresciallo Santino Piazza.

Secondo la difesa, infatti, il cambiamento drastico nelle condizioni della donna, una vedova di 76 anni, S.T., di Loano, dal momento dell’arresto del carabiniere a quello dell’incidente probatorio (solo nei mesi scorsi, nel corso del processo, l’imputato e i suoi legali avevano scoperto dalle cartelle cliniche della signora della patologia che l’aveva colpita) erano meritevoli di un ulteriore approfondimento.

Un’istanza istruttoria (gli avvocati avevano chiesto anche di acquisire la situazione di alcuni conti correnti della vittima e di un certificato) che il giudice Filippo Pisaturo ha subito rigettato rinviando, come già previsto, il processo a mercoledì per la discussione.

Sempre nell’udienza di questa mattina, è stato ascoltato anche il maresciallo Piazza, che deve rispondere appunto di circonvenzione d’incapace (er stato arrestato nel luglio del 2013 quando era vice comandante della stazione dei carabinieri di Pietra Ligure). In una lunga deposizione Piazza ha ribadito quanto ha sempre sostenuto, ovvero che la signora era un’amica di famiglia con la quale da anni c’era un rapporto d’affetto (a supporto di questa tesi l’imputato ha portato in aula diversi album fotografici di momenti “di famiglia” ai quali aveva partecipato anche la presunta vittima).

Secondo la tesi del pm Giovanni Battista Ferro, Piazza (che all’inizio dell’anno è stato assolto dalla Corte d’Appello di Genova per una vicenda analoga) ha raggirato S.T. dalla quale si sarebbe fatto “regalare” l’equivalente di circa settantamila euro, tra denaro contante e una Mercedes acquistata sempre in contanti, oltre ad aver fatto una procura generale e un testamento in favore del carabiniere.

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