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Albissola, alla scoperta di Matteo Calcagno risultati

Scuola Genoa, un po’ di geni uruguaiani… ma soprattutto tanta applicazione e concentrazione

Albissola. “Il calcio per sognare, il calcio come arte, religione e bellezza, il calcio come linguaggio comune, un modo per riconoscersi e ritrovarsi”.

Eduardo Galeano, famoso scrittore uruguaiano, è stato il più grande narratore di storie e leggende calcistiche, in gran parte incrociatesi nel porto di Montevideo, scalo di grandi navi bianche, in arrivo dall’Europa, come i transatlantici Augustus e Giulio Cesare, che tanti italiani hanno portato alla foce del Rio de la Plata, all’inizio della seconda metà del secolo scorso…

L’Uruguay è una piccola nazione, che conta tre milioni di abitanti, dove l’amore per il calcio riesce a essere più forte di qualsiasi disillusione, perché, come scrive Galeano, “per quanto i tecnocrati lo programmino perfino nei minimi dettagli, per quanto i potenti lo manipolino, il calcio continua a voler essere l’arte dell’imprevisto, dove quando meno te l’aspetti, salta fuori l’impossibile”.

E’ proprio dalla capitale della nazionale ‘celeste’, che parte la storia di Matteo Calcagno, difensore classe 2000, dell’Albissola, che deve aver attinto geni dagli anni (una ventina) che i nonni materni hanno trascorso in Sud America (dove è nata la madre), prima di tornare alle origini, ad Arenzano, cittadina in cui vive il giovane, che si sta imponendo, come uno dei migliori prospetti del campionato di Serie D.

Stimolato sull’analogia sudamericana, non nega, affermando:

“Dei giocatori platensi e uruguaiani in particolare, apprezzo la ‘garra’, la determinazione, la voglia di non mollare mai, che fanno parte anche del mio carattere, al punto che l’applicazione, per le cose che faccio, è sempre massima. L’amore per il gioco del calcio, tuttavia, viene da mio padre, come l’insegnamento che, senza passione, non si realizzano i sogni”.

Che differenze hai trovato, nel passare dal settore giovanile del Genoa, alla Serie D, con l’Albissola?

“E’ stato un salto importante… ho militato sette anni nelle fila rossoblù, affinando la formazione, soprattutto, dal lato tecnico. Le differenze sono tante, rispetto al settore giovanile… In Serie D c’è molta pressione, in chiave risultato e la caratura degli avversari non concede errori, salvo essere immediatamente puniti… Quindi è basilare una costante concentrazione, per tutta la durata della gara. Anche la tattica ha una maggiore valenza e in questo ritengo dover affinare la crescita, mentre, a livello fisico, il miglioramento va ricercato nella rapidità dei primi due passi”.

Del periodo ‘genoano’, quali ricordi ti porti dentro?

“Senza ombra di dubbio, la partecipazione, con i Giovanissimi Nazionali, al ‘Mundial’ per club, svoltosi a Manchester, quando, al termine di un cammino straordinario, abbiamo raggiunto la finale, persa, poi, ai rigori, contro la squadra africana Right to Dream Academy”

Torniamo al presente… come ti trovi sul ‘pianeta’ Albissola?

“Molto bene” – afferma convinto Calcagno, grande estimatore dei madrilisti Marcelo e Sergio Ramos – “Tanto è vero che, quando, in estate, si è presentata la possibilità di venire a lavorare con mister Fabio Fossati, non ho esitato un attimo, conscio del fatto, che mi sarei trovato a far parte di un progetto interessante, condotto dal team del presidente Mirco Saviozzi. E la realtà sta dando ragione alla mia scelta… infatti sto vivendo un’ottima annata, sia calcistica che umana, in un gruppo coeso, dove i giocatori più esperti (ndr, cita fra gli altri, Sancinito, Cargiolli e Piacentini) sono un punto di riferimento per i giovani, sotto ogni punto di vista”.

Come fai convivere scuola e calcio?

“I sacrifici sono indubbi, ma riesco a far combaciare il tutto, spinto, come dicevo prima, dalla passione, che metto in ogni cosa in cui credo”.

A proposito di mondiali calcistici, vista l’eliminazione della Nazionale italiana, è scontato immaginarti ad applaudire l’Uruguay?

“Certamente il mio tifo sarà tutto per Luis Suárez e Edinson Cavani”… e Martín Cáceres, aggiungiamo noi, viste le affinità col plurinazionale uruguaiano, ora in forza al Verona… che wikipedia (nel dettaglio delle caratteristiche tecniche) definisce “un giocatore affidabile, dotato di grande concentrazione, che gli consente di sbagliare difficilmente l’approccio alle partite”.

“Vamos Celeste”.

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