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Patenti rinnovate dal suo autista, medico mette nei guai tre autoscuole: titolari e dipendenti assolti dopo 9 anni

Secondo il pm non potevano non sapere che il sostituto del medico non avesse i titoli, mentre la difesa ha sempre sostenuto l'assoluta buona fede degli imputati

Cairo Montenotte/Millesimo. Si è chiuso con l’assoluzione “per non aver commesso il fatto” di tutti gli imputati il processo che aveva preso le mosse da un’inchiesta su un presunto giro di parenti “facili”. A giudizio, con l’accusa di concorso in falso in atto pubblico, sostituzione di persona e esercizio abusivo della professione, erano finite sei persone tra titolari e dipendenti di due autoscuole e di un’agenzia di pratiche auto valbormidesi.

Questa mattina però, dopo che il pm aveva chiesto per tutti una condanna a quattordici mesi di reclusione per tutti gli imputati, il giudice Marco Canepa ha deciso invece di assolverli (per conoscere i motivi della decisione bisognerà attendere 15 giorni).

Nei guai erano Elena Varaldo, titolare dell’autoscuola “Drive” di Millesimo, Gianni Faraone, titolare dell’omonima autoscuola di Cairo, Carla Refrigerato, proprietaria dell’agenzia di pratiche auto “Refmar” sempre di Cairo, e tre loro dipendenti Monica Bianco, Stefania Zembo e Antonio Ferraro.

L’inchiesta che aveva portato al loro rinvio a giudizio (ed aveva avuto risonanza nazionale) risaliva al 2008 quando un medico torinese, Carlo Del Pero, che tra l’altro all’epoca era in servizio nella Questura di Latina, era finito in manette con l’accusa di aver messo in piedi un giro di rinnovi delle patenti “fasulli”. In pratica, secondo quanto accertato dai poliziotti, il medico, quando era troppo impegnato, non si faceva problemi e delegava la “visita” ad alcuni conoscenti, tra cui il suo autista, che ovviamente non avevano i titoli per farlo. L’uomo, che secondo la procura di Torino aveva ri-patentato in totale 1773 persone, era stato condannato, nel luglio 2011, a quattro anni.

Proprio all’interno di questa vicenda erano entrate in gioco le accuse ai gestori delle autoscuole valbormidesi: secondo gli inquirenti avrebbero favorito l’attività illecita di Del Pero permettendo al “sostituto”, pur sapendo che non era un medico, di visitare le persone che dovevano rinnovare la patente. Una tesi sulla quale il pm ha insistito più volte nella sua requisitoria sottolineando che gli imputati non potevano non essere a conoscenza del fatto che chi faceva le visite non fosse un medico. Uno degli aspetti su cui ha puntato l’accusa erano proprio i certificati di idoneità che venivano rilasciati con il timbro del dottor Del Pero, ma firmati dal “sostituto”: un’incongruenza che, per la Procura, avrebbe dovuto insospettire le autoscuole.

Di visione opposta i legali degli imputati, gli avvocati Massimo Badella, Amedeo Caratti, Paolo Brin e Claudia Olivieri, che nelle loro arringhe hanno ribadito l’assoluta buona fede dei loro assistiti. Secondo i difensori gli imputati, di fatto, sono stati raggirati perché gli avevano fatto credere che il sostituto fosse realmente un medico (“Il dottor Del Pero, che peraltro lavorava in Questura, lo aveva presentato come tale e non c’era motivo di dubitarne” ha sottolineato nella sua discussione l’avvocato Badella, che insieme al collega Caratti assisteva Ferraro, Faraone, Zembo e Varaldo).

Per quanto riguarda i certificati medici, oggettivamente falsi (visto che avevano il timbro di un medico e non la sua firma), i legali hanno sottolineato che titolari e dipendenti delle autoscuole non si erano mai accorti della irregolarità visto che loro si limitavano a ritirarli ed inserirli all’interno di una pratica che poi veniva consegnata alla motorizzazione.

Tesi che, evidentemente, hanno convinto il giudice Marco Canepa ad assolvere (con formula piena) tutti e sei gli imputati. “Questa vicenda, purtroppo, è stata un grosso danno per i miei assistiti che assolutamente non potevano immaginare che un medico mandasse come sostituto una persona senza i titoli necessari. E’ una vicenda surreale, ma siamo soddisfatti che in dibattimento sia emersa la totale estraneità ai fatti contestati e abbia sgombrato il campo su ogni possibile dubbio sulla loro buona fede” ha commentato l’avvocato Massimo Badella.

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