IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Presunti “maltrattamenti” verso i pazienti di una residenza protetta: tre assoluzioni

Gli episodi finiti nel mirino della Procura risalivano al 2013: nei guai erano finiti due infermieri e il coordinatore medico di una struttura di Albisola

Albisola Superiore. Rischiavano di finire a giudizio con la gravissima accusa di aver avuto comportamenti violenti verso alcuni pazienti della residenza protetta San Nicolò e San Giuseppe di Albisola Superiore. Due infermieri, L.S., 40 anni, e T.S.T.P., 41, di nazionalità indiana, e il coordinatore medico della struttura, S.T., 79 anni, infatti, erano stati indagati rispettivamente per violenza privata, sequestro di persona e omessa denuncia.

Tutte le accuse però sono cadute in udienza preliminare: il giudice Maurizio Picozzi ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato per tutti e tre gli imputati.

La contestazione più grave, quella di sequestro di persona, era mossa nei confronti dell’infermiere di nazionalità indiana, assistito dall’avvocato Laura Comparetto, che secondo la Procura aveva legato un paziente alla sedia a rotelle, fissata a sua volta ad un corrimano. L’altro infermiere, L.S., difeso dall’avvocato Fabrizio Vincenzi, invece doveva rispondere di aver messo sul volto di un paziente un cuscino. Il coordinatore medico della struttura (difeso dall’avvocato Francesco Ruffino) era invece stato indagato proprio per non aver denunciato questi episodi, risalenti tutti al 2013.

Tesi che sono state contestate dai difensori secondo cui da parte dei loro assistiti non c’è mai stata la volontà di fare del male ai pazienti, tutti con problemi psichici gravi. Insomma per i legali si era trattato soltanto di episodi in cui gli infermieri avevano avuto la necessità di contenere, anche per preservare la loro salute, gli ospiti della struttura.

Una ricostruzione che, come emerge dalle motivazioni della sentenza, è stata sposata anche dal giudice che ha rilevato come il deficit psichico dei pazienti in questione comporti una ovvia necessità per gli assistenti di ricorrere ad una minima forma di contenimento per i malati più gravi. Negli episodi finiti nel mirino degli inquirenti quindi non c’era volontà di fare male, ma di contenere i pazienti in preda a crisi.

In particolare T.S.T.P. aveva legato il paziente alla sedia (per pochi minuti visto che contemporaneamente era impegnato con un altro assistito) per il timore che potesse cadere come era successo qualche giorno prima. Il collega invece aveva usato il cuscino per non fare male ad un malato in preda ad una crisi durante le operazioni di igiene personale. Di conseguenza, non trattandosi di episodi penalmente rilevanti, non sussistevano nemmeno i presupposti per contestare un’omissione al direttore sanitario.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.