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Maxi truffa sulle adozioni in Kirghizistan: prima udienza del processo a Savona

Secondo la Procura di Savona sono 21 le coppie raggirate che hanno pagato più di 10 mila euro senza riuscire ad adottare un bimbo

Savona. Prima udienza questa mattina davanti al collegio del tribunale di Savona per la vicenda relativa alla truffa intorno alle adozioni internazionali sull’asse Italia-Kirghizistan. A giudizio ci sono il presidente dell’Associazione Airone, la 69enne Silvia La Scala, e una collaboratrice della onlus che operava da Bergamo, la 47enne Inna Troukhan. Entrambe devono rispondere del reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe.

Questa mattina in aula si è registrata la costituzione di parte civile delle famiglie che sarebbero state raggirate dall’associazione. Il processo è stato poi rinviato al prossimo novembre per l’apertura del dibattimento.

Per questa vicenda erano state indagate anche altre due persone: Alexander Angelidi, di 52 anni, e Venera Zakirova, 48 anni, entrambi di nazionalità kirghisa, che operavano come referenti esteri dell’associazione. Il pm li aveva dichiarati irreperibili e quindi ora sono in corso le “ricerche” per riuscire a rintracciarli e notificare loro gli atti relativi al processo. Per loro è stata fissata una nuova udienza preliminare per il prossimo 25 maggio. Sul registro degli indagati era finita anche una quinta persona, il vicepresidente della Onlus Orietta Maini, che nel frattempo è deceduta e di conseguenza la sua posizione era stata stralciata.

La Scala e Troukhan dovranno rispondere dell’accusa di aver truffato almeno ventuno coppie italiane che, attraverso la onlus “Airone” (inizialmente regolarmente autorizzata ad operare nel settore dalla Cai, la Commissione per le Adozioni Internazionali), avevano avviato l’iter per l’adozione internazionale di bimbi in Kirghizistan. Il pm Pischetola ha contestato agli indagati nelle ventisette pagine di imputazione anche l’aggravante della “minorata difesa” delle persone offese (avrebbero approfittato del loro forte desiderio di genitorialità) e del reato “transnazionale”. Cinque coppie si sono costituite parte civile.

Secondo l’ipotesi degli inquirenti, i vertici dell’associazione “Airone” indirizzavano le coppie italiane verso il Kirghizistan con la promessa che l’iter per l’adozione sarebbe stato facile e veloce rispetto ad altri paesi stranieri. Proprio per questo motivo, sempre per quanto accertato dalla Procura, nel 2012 l’associazione aveva avviato la procedura per ottenere l’accreditamento ad operare nel paese asiatico insieme ad altri due enti, la “Bambarco” e la “Primogenita” (che non sono coinvolti nell’inchiesta). In quella fase però sarebbero comparse diverse problematiche tanto che le altre due associazioni, anche alla luce delle preoccupazioni del Cai, avevano deciso di fare un passo indietro e di non portare avanti gli iter per le adozioni in Kirghizistan.

“Airone” invece non aveva fatto nessuna retromarcia: al contrario avrebbe rassicurato le coppie e anche la Commissione Adozioni Internazionali sulla regolarità delle pratiche. In realtà – questa la tesi del pm Pischetola – i bimbi che erano stati associati alle famiglie italiane non erano adottabili e, in alcuni casi, erano già stati associati a coppie statunitensi. Gli aspiranti genitori che si erano affidati alla onlus albenganese, ignari delle problematiche, continuavano però a versare ingenti somme di denaro all’associazione: gli investigatori hanno stimato che per ogni pratica siano stati pagati almeno diecimila euro, tra bonifici e trasferimenti di denaro attraverso il sistema “Western Union”, senza contare le spese di viaggio verso il Kirghizistan.

Per una decina di coppie infatti, tra maggio e luglio 2012, “Airone” ha organizzato diversi viaggi nel paese asiatico dove grazie ai referenti esteri, Angelidi e Zakirova, gli aspiranti genitori prendevano contatto coi bambini e, in apparenza, svolgevano pratiche connesse all’iter di adozione. L’ipotesi degli inquirenti infatti è che gli incontri tra le coppie italiane con fantomatici giudici locali fossero solo delle messe in scena organizzate ad arte per nascondere il fatto che gli iter per le adozioni non progredivano.

Nel 2013, all’ennesima richiesta di denaro da parte della onlus una coppia di Pisa, ormai esasperata, aveva deciso di denunciare quello che stava succedendo. Poco dopo erano arrivate denunce dello stesso tenore anche a Roma e a Bergamo. Nel frattempo in Kirghizistan era esploso uno scandalo legato proprio alle adozioni internazionali che aveva portato all’arresto del ministro dello Sviluppo sociale, Ravshan Sabirovla. Fatti in seguito ai quali la Commissione Adozioni Internazionali aveva anche avviato un accertamento interno che, nell’ottobre 2013, aveva portato all’espulsione dell’associazione “Airone” dell’albo delle associazioni accreditate ad operare nelle pratiche adottive.

Dal punto di vista giudiziario, visto che la sede dell’associazione “Airone” risultava essere ad Albenga, per competenza, i fascicoli sono finiti tutti a Savona. In quel momento è iniziata la complessa indagine coordinata dal pm Pischetola che ha visto impegnati i poliziotti della squadra mobile savonese. Gli inquirenti hanno ascoltato le diverse coppie, sparse sul territorio nazionale e coinvolte nell’affaire “Airone”, ma hanno anche raccolto prove documentali sull’attività della onlus in Kirghizistan (per farlo è stata necessaria la collaborazione dell’ambasciatore italiano in Kazakistan visto che non esiste un’ambasciata sul territorio kirghiso).

Una volta messi insieme i diversi elementi, il pm non ha avuto dubbi nel contestare il reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa per i responsabili dell’associazione Airone ed i loro collaboratori.

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