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“Furbetti” del cartellino nel Comune di Varazze: il caso arriva in udienza preliminare

Il pm ha chiesto il rinvio a giudizio per tre operai che sono accusati di truffa

Varazze. L’inchiesta sui presunti “furbetti” del cartellino di Varazze è approdata in udienza preliminare. Il gup Francesco Meloni però ha rinviato ogni decisione al prossimo novembre perché due dei tre imputati hanno manifestato l’intenzione di richiedere riti alternativi che però devono ancora essere perfezionati.

Nei guai sono finiti tre operai del Comune di Varazze, Giuseppe Sirello (nel frattempo andato in pensione, che sta valutando l’ipotesi del patteggiamento), Augusto Tagliero (che, assistito dall’avvocato Francesco Giusto, ha deciso di seguire il rito ordinario) e Maurizio Di Leo (che chiederà la messa alla prova), tutti accusati di truffa dal pm Daniela Pischetola.

Secondo la Procura, i tre (che erano stati pedinati e filmati per diversi giorni dai carabinieri di Savona nell’ambito di un’operazione battezzata “Golden Badge”) timbravamo il cartellino e poi però si assentavano dal lavoro. Gli episodi contestati a Di Leo sono otto, mentre per Tagliero sono dieci, tutti commessi tra il 24 aprile e il 14 maggio 2015. A Sirello sono invece contestati 17 episodi tra il 7 marzo e il 22 aprile sempre del 2015. Il pm li accusa di essersi allontanati dalle loro mansioni per piccole commissioni (come fare la spesa o andare in edicola) o per soste al bar. Episodi che, analizzati singolarmente, non sarebbero di grave entità (il danno causato all’amministrazione comunale con le ore di assenza dal lavoro è stato calcolato in circa 700 euro), ma secondo l’accusa si ripetevano con troppa frequenza.

Lo stesso sindaco di Varazze Alessandro Bozzano aveva voluto ridimensionare quanto successo:
“Ci sono tre dipendenti coinvolti con un danno erariale di soli 700 euro complessivi. Questo su 96 dipendenti comunali e con dieci posizioni finite nel mirino degli inquirenti che sono state archiviate: per questo non mi pare proprio che il nostro caso possa essere assimilato alla vicenda di Sanremo”.

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