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Lavoro: in Liguria i giovani puntano sulla ristorazione, oltre mille formati dalle ACLI

Tra i partecipanti ai corsi anche giovani sottoposti a misure giudiziarie

Liguria. Con oltre 400mila ora di lezione sono 1054 i ragazzi che nel 2016 hanno frequentato i corsi di formazione professionale nelle sette sedi accreditate della Liguria promossi dalle ACLI in collaborazione con l’ENAIP Ente Nazionale ACLI Istruzione Professionale.

I corsi più gettonati dai giovani liguri under 29 sono quello di operatore della ristorazione, della gastronomia e dell’arte bianca, elettrico, alla riparazione dei veicoli a motore, del benessere. La rete della formazione professionale targata ACLI coinvolge 29 dipendenti in diversi ruoli e mansioni. In tale contesto è importante anche l’attività realizzata nell’orientamento al lavoro di ragazzi provenienti da nuclei familiari o condizioni sociali fragili. Tra questi anche corsi di formazione per giovani sottoposti a misure giudiziarie.

I grandi risultati ottenuti in Liguria fanno parte di un quadro nazionale che vede ACLI e ENAIP impegnate in 18 regioni italiane con 128 sedi accreditate con 1987 dipendenti e oltre 20 milioni di ore di lezione erogate nel solo 2016. Tutto questo per la formazione professionale di quasi 50mila ragazzi italiani tra quelli in obbligo formativo (14 – 18 anni) e quelli di età compresa fra i 18 e i 29 anni.

I dati sono stati presentati durante il 50esimo incontro nazionale di studi delle Acli che si sta svolgendo in questi giorni a Napoli e che ha come tema centrale giovani e lavoro. In riferimento a questo tema le Acli hanno anche presentato un piano strategico articolato in sei punti: investire nella formazione professionale, consolidare e diffondere l’infrastruttura formativa, innovare le qualifiche e i diplomi, sviluppare il sistema terziario professionalizzante (Its), investire in un sistema accogliente di formazione professionale.

“Ci sono due importanti motivi dietro la scelta di dedicare questo incontro al lavoro giovanile: innanzitutto i giovani sono i più coinvolti dai cambiamenti del mercato del lavoro – afferma Roberto Rossini, presidente nazionale delle ACLI – Tra di loro, però, c’è una sacca consistente di giovani scoraggiati che non studiano e non lavorano. Ci dobbiamo chiedere quali sono le loro prospettive. Per quanto sia importante e giusto cercare di garantire un minimo pensionistico di 650 euro ai giovani con un minimo di contributi, bisogna pensare anzitutto al primo desiderio delle nuove generazioni: trovare un lavoro oggi per vivere la propria vita, coltivare i propri sogni. Ai nostri ragazzi non interessa molto sapere che un giorno, lontano, potranno godere di un minimo vitale. Oggi serve un buon sistema educativo e delle serie politiche attive del lavoro”.

“Anche in vista della prossima legge di bilancio – ha aggiunto Paola Vacchina, responsabile nazionale Centro Studi e Ricerche ACLI – chiediamo al Governo il rafforzamento e la diffusione della formazione iniziale e il consolidamento del sistema duale (imparare lavorando, attraverso contratti di apprendistato formativo). Chiediamo inoltre di innovare e ampliare il repertorio delle qualifiche e dei diplomi professionali, estendendo la formazione terziaria non accademica e dando a tutti giovani che lo desiderano la possibilità di accedervi”.

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