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Lettere al direttore

Giustenice, protocollo d’intesa sull’outdoor: l’intervento di Rozzi in consiglio comunale

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Di seguito l’intervento integrale di Ivano Rozzi nel consiglio comunale di Giustenice del 28 settembre 2017.

Questo periodo politico-amministrativo si distingue per la corsa all’ outdoor, la nuova frontiera dello sviluppo del territorio, ma anche e soprattutto per l’alto numero di manifestazioni , oltre che per il notevole impegno richiesto a dipendenti, operatori della sicurezza, volontari ecc.. , con quale risultato per il territorio, pratico ed economico, sarebbe interessante conoscere.
Personalmente la ritengo , così come affrontata , una risposta temporanea a una moda del momento senza che questo incida sugli effettivi interessi economici strutturali delle nostre comunità interne , ma ponga a carico di queste ultime , oneri e compiti decisamente superiori alle possibilità , sottraendo fondi a settori più consoni alla politica quali l’investimento agrario e colturale, sociale e manutentivo del paese.
E’ previsto nella rete ecologica europea detta “NATURA 2000” di cui larga parte del nostro territorio e di quello dei Comuni limitrofi , venga redatta per ogni piano o progetto che possa indurre impatti significativi sull’area stessa una “Relazione di Valutazione di Incidenza ambientale . Non risulta che questo sia stato fatto per le recenti attività ne per quelle che a breve saranno attuate nel territorio. Tutto è realizzato nella libertà (anarchia) più assoluta e solo le proteste elevate dai cittadini hanno avuto l’effetto , solo parzialmente, di ridimensionare il fenomeno del Far West che andava e va ancora presentandosi. (vedi anche le proteste di alcuni Sindaci della primavera scorsa)
Inoltre , va considerata ( doc. di interpretazione dell’articolo 6 della Direttiva Habitat -Comunità Europea 2000) la necessità di redigere una relazione di incidenza ambientale, che , si badi bene, non è limitata a piani o progetti ricadenti esclusivamente all’interno di SIC (Siti Interesse Comunitario) ma anche a quegli interventi che, pur se compiuti all’esterno, possano avere impatti significativi sul sito, (e/o sulle specie) della rete NATURA 2000. Così non vengono definite distanze dal sito oltre le quali la valutazione di incidenza non sia più considerata obbligatoria poiché, nello spirito della conservazione di specie e habitat, interventi eseguiti anche a diversi chilometri da un’area SIC o ZPS possono produrre effetti significativi.
Da questa breve premessa possiamo trarre alcuni spunti per parlare di conservazione e sviluppo economico del territorio , che dovrebbe risultare sostenibile proprio partendo dall’opportunità di far coincidere le finalità della conservazione della natura con quelle di uno sviluppo anche economico che oggi è ancora sulla carta , salvo la resa , per poche figure non bene inquadrate dal punto di vista fiscale e per le strutture di accoglienza della costa a cui è stato dato senza oneri un’immensa palestra a cielo aperto , senza regole ne condizioni. Qualche sparuto regolamento di Gruppi vicini a noi , punta il dito su cosa è bene evitare (chiara dimostrazione di come questa attività sia incidente negativamente nell’esercizio fuori dai veri contesti ordinati) .
L’attuazione di progetti di sviluppo all’interno di questi territori può certamente essere prevista e realizzata tenendo conto delle conoscenze scientifiche e tecniche che diventano garanzia di conservazione , dove una attività durevole può essere ricercata e praticata attraverso progetti integrati che riflettano in modo puntuale le caratteristiche, le esigenze e le aspettative locali, dove le risorse devono avere una ricaduta benefica e riscontrabile su quei territori (sembra inverosimile che oggi un sentiero debba essere mantenuto dai confinanti in ragione di servitù ecc.. e chi lo frequenta devastandolo lo possa fare senza oneri).
Un altro punto che si considera a seconda dei punti di vista è il disturbo. Con questo termine generico si indica una serie alquanto ampia di attività le quali possono avere effetti estremamente negativi anche senza essere direttamente rivolti verso una specie o un habitat. Non nascondo , rispondendo in anticipo alle numerose osservazioni e proteste che mi verranno fatte che anche la caccia con la sua presenza più o meno costante o anche la frequentazione occasionale possono, a seconda delle situazioni ambientali (estensione dell’area, copertura vegetale, ecc.) e delle peculiarità eco-etologiche delle diverse specie, causare l’allontanamento degli animali influendo alla lunga sul mantenimento di uno status fisiologico favorevole. Ma si badi bene , per risolvere ciò , nella caccia vi sono periodi , giornate, orario , limitazioni , controlli ecc..attività tutte regolate, non oltre due , tre mesi max anno per alcune giornate , mentre in tali zone la frequentazione di camminatori anche con cani al seguito, biker , moto alp ecc.. , anche nelle zone off limits per la caccia, è massima nel periodo riproduttivo e pressoché costante su tutto l’arco dell’anno.
Gli effetti del disturbo dovuto alla fruizione turistica sono stati chiaramente associati a modificazioni dei ritmi naturali di alimentazione, sosta e riposo tipici di molte specie con conseguenze talvolta molto gravi sia per la sopravvivenza individuale. E non vi è dubbio che la frequentazione massiva e non regolata come nell’ultimo periodo abbia già inciso in maniera negativa su questo aspetto. Sono evidenti a tutti la pressoché rarefazione in alcune zone di alcune specie anche se per anni attuate in aree protette (vedi la Pernice Rossa sul Carmo) o l’aumento dei casi di abbandono dei nati per gli ungulati.
Se il nostro territorio è stato inserito nella Rete Natura 2000- Sic -ne dobbiamo anche comprendere le ragioni. Se pensiamo che non ve ne siano, perchè oggi l’outdoor complesso e diffuso è predominante nella mente di molti , allora eliminiamo anche sulla carta questo vincolo.
Ma permanendo questa “condizione” non penso che destinare la “prima cima delle Alpi Liguri “ a base per discese mozzafiato in bici e moto sia un uso compatibile.
Leggendo in alcuni testi, provvedimenti regionali ecc.. ritorna spesso il concetto che Natura 2000 è un sistema che si basa su un principio più ampio di gestione sostenibile dell’uso del territorio e delle risorse idriche. Prevede lo svolgimento di attività economiche ma solo se queste non minacciano l’obiettivo di conservazione dei siti. Nei siti Natura 2000, inoltre, è possibile attuare progetti potenzialmente dannosi, ma solo dopo che ne è stata effettuata una completa valutazione ecologica, soltanto quando non vi sia alcuna soluzione alternativa e quando i progetti presentino un rilevante interesse pubblico e prevedano una compensazione per controbilanciare eventuali perdite o danni per i siti.
Inoltre , particolare attenzione va posta agli orari e su questo nulla di concreto è stato detto e fatto , addirittura siamo al paradosso che molte attività vengono esercitate nelle ore notturne , con mezzi e numeri massimi e incompatibili con la destinazione dei luoghi. (moto e bici)
Affrontiamo anche la questione Basi, Shuttle Service, Soccorsi.

E’ necessario disciplinare da subito e non sotto l’egida di chi ha interessi concorrenti con il territorio:
i luoghi eventuali di partenza
le strade bianche percorse dai mezzi
le zone di manovra che non possono divenire piazze
il limite orario
il limite di afflussi tramite prenotazione del percorso , dove sia chiaro chi e a che ora transita in un luogo (ad evitare rimpalli di responsabilità) e non ultimo la questione soccorsi , è necessario che si dotino tutti di apposite polizze assicurative per eliminare responsabilità e effettuino validi accordi affinché i soccorsi possano usufruire di ristoro dei costi e soprattutto che i mezzi per interventi di soccorso (elisoccorso, Vigili del fuoco ecc..) siano previsti in numero sufficiente a dare il normale servizio civile garantito per le comunità.

E’ necessario che personale apposito (geologi , ingegneri idraulici ecc.. effettuino su mandato dei Comuni e a spese delle Associazioni e/o gruppi fruitori , puntuali relazioni sull’andamento dello stato della sentieri, dei nuovi ruscellamenti che si verificano a causa dell’uso meccanico al fine di cercare una mitigazione ai danni e al rischio idraulico.

E’ necessario che il Corpo Carabinieri Corpo Forestale , nelle more di apposita vigilanza, sia dotato di mezzi e risorse per la verifica e il controllo.

In ultimo e non meno importante , è necessario definire si regole comuni , ma principalmente deve intendersi qualunque accordo intercomunale come una non cessione di sovranità sul territorio , come invece pare accadere già nei primi tempi. E’ anche necessario il rafforzamento di obblighi e doveri che il sistema tenderà comunque ad eludere e a forzare.

Indispensabile definire le modalità per giungere ad una forma di contributo per l’utilizzo del territorio interno costante e graduale , quando non progressiva , da parte dei Comuni costieri in favore di quelli interni e un tiket o tessera – Carta di Passaggio pagabile anche nelle moderne modalità informatiche, giornaliero, settimanale , mensile e annuale.

Destinare ogni entrata , per l’ammontare almeno dell’ 80% a investimenti di carattere strutturale sul territorio (manutenzione strade e sentieri, regimazione, incremento faunistico, colture a perdere ecc..)

Non mi pare inoltre che siano state approfondite a fondo le questioni da parte delle amministrazioni vicine e anche della nostra, così come ho la sensazione che vi sia un certo timore di affrontare l’argomento ritenendosi solo possibilisti e non esclusivamente entusiasti. Tra l’altro la forte incidenza della questione , diciamo dell’occasione , in molti casi , ancorché non generi un vero e proprio conflitto di interesse , scende su un piano decisionale molto vicino a quest’ultimo qualora allarghiamo il nostro punto di vista ai sostenitori delle iniziative , sponsor ecc.. .

Gli aspetti relazionali hanno grande rilevanza e proprio per questo determinati argomenti dovrebbero far sedere al tavolo tutti i soggetti interessati , affinché possano portare validi contributi di conoscenza e di esperienza , mentre invece sulla questione non sono state ascoltate neppure una delle innumerevoli associazioni e enti fruitori e gestori del territorio,(dagli agricoltori ai cacciatori , alle associazioni di categoria) partendo dal presupposto , sbagliato a mio parere, della assoluta liceità dell’idea prima e del suo sviluppo dopo.

Proprio per il fatto di propendere subito verso l’utilizzo di parti di territorio che possiamo chiamare per la loro importanza “estreme”, messe in atto da Comuni vicini quale “forte richiamo” delle manifestazioni mi lascia perplesso e dubito che vi sia in futuro la necessaria prudenza per un uso moderato del territorio. E’ più verosimile un disinteresse per il valore naturalistico intrinseco che questo rappresenta e un forte interesse per ciò che questo territorio consente in termini di usi sportivi ecc..connessi all’indotto che porterà alle strutture della costa.

Da una parte e dall’altra i governi regionali hanno cercato di dare al territorio interno prospettive di aiuto e rilancio, in alcuni casi si è riusciti, in altri no, quindi bisogna valutare con attenzione questi stimoli che non potranno creare occasioni facili ma al contrario , generare vane aspettative.

Giustenice non è stato toccato dalla speculazione edilizia, il suo territorio chiuso ad anfiteatro boscoso , abbastanza impervio ma con la caratteristica di non avere insediamenti nocivi (discariche) e cadaveri ambientali , ci dice che dovremo fare dell’integrità ambientale una nostra bandiera e ragionare che chi amministra oggi territori con problematiche ambientali importanti, o solo con alte densità è verosimile non abbia la necessaria sensibilità o lo scrupolo di valutare questo come una ricchezza da conservare ma bensì possa propendere per un uso diciamo consumistico , del tipo di un tesoretto da dissipare e noi non lo dobbiamo permettere.

Per queste ragioni e non solo il mio voto è contrario.

Capogruppo Ivano Rozzi

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