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Giornate europee del patrimonio, apertura straordinaria della Pieve del Finale e delle Arene Candide

Un’occasione unica per scoprire due patrimoni culturali del territorio

Finale Ligure. In occasione delle “Giornate Europee del Patrimonio”, il 23 e 24 settembre avranno luogo due aperture straordinarie nel territorio del Finalese: nelle mattine di sabato 23 e domenica 24 settembre, sarà possibile prender parte a visite guidate gratuite a cura dei funzionari della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria, dell’area archeologica della Pieve del Finale. Un’occasione unica per scoprire un patrimonio culturale del territorio poco conosciuto. Prenotazioni obbligatorie (posti limitati) al numero 019 690020.

Inoltre sarà visitabile la caverna delle Arene Candide, evento realizzato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Genova, in collaborazione con il Museo Archeologico del Finale, la sezione finalese dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri e il Comune di Finale. Dopo i lavori di riallestimento, la caverna ha restituito importanti evidenze della frequentazione umana tra il Paleolitico Superiore e l’età bizantina: si tratta ancora di una delle più articolate e complete stratigrafie archeologiche del Mediterraneo occidentale.

La prenotazione è obbligatoria al numero 019 690020. Il numero complessivo di partecipanti per le due giornate è di 144 persone. Ritrovo a Finalborgo e trasporto su Navetta fino all’inizio del sentiero sterrato (20 minuti, percorso mediamente impervio, è necessario di munirsi di abbigliamento e calzature da trekking. Per l’accesso alla caverna è necessario firmare una manleva di responsabilità).

La caverna delle Arene Candide si apre a 89 metri di quota sopra il livello del mare, all’interno del promontorio della Caprazoppa che separa Finale Ligure Marina da Borgio Verezzi. La cavità, scavata dalle acque nel calcare giurassico, prende il nome dalla duna di sabbia bianca quarzosa che fino agli anni ’20 del XX secolo si estendeva dalla riva del mare alle pendici della grotta e che oggi risulta scomparsa. Fin dalla seconda metà del XIX secolo la caverna è stata oggetto di numerose ed intense ricerche archeologiche che proseguono tutt’oggi. La caverna ha conservato per l’età paleolitica importanti sepolture, di cui la più nota, detta del “Giovane Principe” per la ricchezza di ornamenti e oggetti deposti insieme al corpo di un giovane cacciatore vissuto 28000 anni fa, è una delle testimonianze più importanti e note del periodo in Europa. Interessanti testimonianze artistiche, tra cui ciottoli dipinti e alcune incisioni sulle pareti rocciose della caverna, risalgono alla frequentazione delle fasi finali del Paleolitico (18-11mila anni fa), così come un’estesa necropoli contenente i resti di circa 20 individui, tra adulti e bambini, rappresentanti degli ultimi cacciatori e raccoglitori. La maggior parte delle testimonianze riguardano il Neolitico (5800-3600 a.C.).

La caverna, per la sua posizione, ben esposta e vicina al mare, venne frequentata dalle prime comunità di agricoltori giunte in Liguria, probabilmente via mare, che qui trovarono un ambiente sicuro, ampio ed asciutto dove insediarsi. Da qui, infatti, provengono le date più antiche che si conoscano in tutta l’Italia centrale e settentrionale per la Cultura della Ceramica Impressa del Neolitico antico, la prima fase di diffusione della nuova economia basata su agricoltura e allevamento. Durante le fasi della Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata (5000-4200 a.C.), la caverna venne utilizzata dall’uomo per diversi scopi. Era luogo di vita vero e proprio, dove erano state costruite tettoie per proteggersi dallo stillicidio, dove si svolgevano sia le attività connesse alla produzione del cibo, come la macinatura dei cereali, sia quelle per la realizzazione di oggetti, come la foggiatura e cottura di vasi e statuine in ceramica, la scheggiatura degli utensili in selce o la sbozzatura e levigatura delle asce in pietra verde. Resti di focolari per cuocere gli alimenti e per scaldarsi sono piuttosto numerosi. La caverna era pure un luogo ideale per l’allevamento del bestiame, così come in alcuni momenti divenne uno spazio di sepoltura per alcuni individui della comunità.

Finale Ligure Arene Candide Grotta

Le tante ricerche condotte hanno così reso, oltre a migliaia di reperti di inestimabile valore storico e scientifico, che ci permettono di comprendere diversi aspetti culturali delle popolazioni neolitiche del finalese, anche una serie fondamentale di dati sull’ambiente, sulle condizioni di salute e di vita, sull’economia e sulle pratiche di gestione delle risorse naturali, che in maniera così completa nessun altro sito preistorico del Mediterraneo ha per ora restituito.

Anche per le successive Età dei Metalli e per l’epoca romana e bizantina, il sito ha restituito reperti che documentano una frequentazione a scopo abitativo e come luogo di conservazione di derrate alimentari e per attività silvo-pastorali. L’importanza a livello internazionale della Caverna delle Arene Candide deriva dal fatto che al suo interno si conserva una sequenza di circa 10 metri di sedimenti che contengono imponenti tracce della frequentazione umana tra il Paleolitico superiore (circa 34mila anni fa) e il VI-VII secolo d.C.: si tratta ancora oggi della più articolata e completa stratigrafia archeologica del Mediterraneo occidentale. La maggior parte degli strati sono legati alla presenza dell’uomo preistorico: sepolture, frammenti di vasi, conchiglie, ossa, carboni lignei, accumuli di letame, ceneri, caratterizzano vaste aree della grotta.

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