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Fatture per “spese anomale” a carico di Ata, il M5S pronto a presentare un esposto in Procura

Tra le spese quelle per il guardianaggio con cani in piazza del Popolo che i pentastellati dubitano sia stato effettuato

Savona. Un pacchetto di fatture inviate a tutti i consiglieri dal vice sindaco e che “ad un primo esame sembrano contenere spese anomale”. E’ questa la molla che, quest’oggi, ha insospettito non poco i consiglieri di minoranza del Movimento 5 Stelle di Savona, pronti a presentare un esposto alla procura delle Repubblica.

Ma andiamo con ordine. Questa mattina il vice sindaco Massimo Arecco ha inviato a tutti i membri del consiglio comunale savonese una serie di “fatture emesse a carico della società Ata, richieste all’azienda dall’amministrazione comunale che, da un primo esame, sembrano contenere spese anomale”. Le fatture in questione sono state emesse dalla società 3 Esse srl.

“Nei giorni scorsi – ricordano i pentastellati – avevamo sollevato il problema della totale inopportunità (e forse anche illegittimità) di alcuni affidamenti in conflitto di interesse effettuati da Ata nei confronti della stessa società che, a suo tempo, si era occupata dei pedinamenti ambientali nei confronti dei dipendenti ‘infedeli’. Tra questi servizi in conflitto di interesse c’era, ad esempio, la gestione dei parcheggi dell’arsenale”.

“A distanza di pochi giorni da questa nostra comunicazione, evidentemente anche l’amministrazione comunale ha ritenuto che ci fossero profili sospetti da approfondire. Questa mattina, dunque, il vice sindaco ha inviato a tutti i consiglieri una serie di fatture ed il partitario del ‘dare-avere’ con conto relativo alle prestazioni date dalla società ad Ata spa”.

Tra queste prestazioni, una in particolare ha catturato l’attenzione dei consiglieri pentastellati: “Dai documenti risulta che Ata ha pagato alla società decine di migliaia di euro per un fantomatico servizio di guardianaggio con cani all’interno del parcheggio di piazza del Popolo. Ma ci sono fatture relative a tutta una serie di altri servizi di consulenza non meglio specificati e per i quali cui non risulta esserci alcun contratto i disciplinare dettagliato. Il nostro gruppo nutre notevoli dubbi circa l’effettivo svolgimento del servizio indicato in fattura. Da una prima verifica effettuata interpellando chi frequenta quotidianamente il luogo, pare che nessuno abbia mai visto questi operatori di sicurezza. Essendo accompagnati da cani, tra l’altro, dovrebbero essere facilmente identificabili. Specie se il loro compito era quello di garantire la sicurezza pubblica. Spulciando sui media, l’unico riscontro ottenuto è un servizio giornalistico apparso a fine anno scorso”.

Ad una prima analisi, dunque, i pentastellati hanno riscontrato “elementi che inducono a pensare che ci siano potenziali profili di illegittimità. Abbiamo chiesto ulteriori documenti dei rapporti tra Ata spa e 3 Esse per approfondire meglio la questione e perimetrare meglio l’esposto che andremo a depositare in procura. Il fatto che il vice sindaco Arecco ci abbia inviato questa documentazione è un fatto positivo, ma quello che abbiamo riscontrato ci preoccupa parecchio. Sarebbe stato più opportuno avere un chiarimento a tutto tondo piuttosto che informazioni parziali e poco chiare come quelle che abbiamo ricevuto. Dire che alcune spese sono ‘anomale’ è ambiguo. O sono legittime o non lo sono”.

Insomma, per i consiglieri “qualcosa non quadra. A partire dal fatto che le operazioni di pedinamento ambientale svolte da 3 Esse siano state a largo spettro su numerosi dipendenti e si siano concentrate su dipendenti ritenuti essere vicini al M5S o simpatizzanti della Lega. Tra l’altro, queste operazioni sono state finanziate con soldi pubblici. I primi esborsi sono stati a carico del Comune, che a fine 2013 ha versato 19 mila euro per finanziare il servizio di guardianaggio con cani. In seguito i costi sono andati a gravare su Ata, ma sempre di soldi pubblici si tratta. Tra guardianaggio, servizi di consulenza tecnica e altri servizi di consulenza non meglio specificati, fino a fine 2015 sono stati sborsati circa 70 mila euro”.

“Secondo noi – proseguono i consiglieri del Movimento – c’è il serio dubbio che il servizio non sia stato espletato. E perciò abbiamo chiesto ulteriori documenti (relazioni degli operatori contenenti eventi particolari e indicazioni di orari e luoghi in cui hanno svolto il servizio) che provino che questa attività è stata espletata. Ma ad insospettirci ci sono anche altre fatture per servizi di consulenza che ipotizziamo possano essere riferiti al pedinamento ai dipendenti. Ci interessa capire se ci siano stati consigli di amministrazione in cui è stato dato mandato specifico ad effettuare questi pedinamenti e se siano stati anche indicati dei nominativi di persone da pedinare. Servono elementi concreti che portino a ipotizzare una possibile infedeltà dei dipendenti per far partire pedinamenti di questo genere. Si tratta di una materia delicata che deve rispettare una serie di regole, altrimenti si cade nel dossieraggio di dipendenti, che è attività vietata”.

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