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Tragedia al pontile San Raffaele di Vado: tutti assolti foto

Nell'incidente aveva perso la vita un operaio precipitato da un carro ponte

Vado Ligure. Si è chiuso con dieci assoluzioni “perchè il fatto non costituisce reato” il processo per l’incidente mortale sul lavoro che si verificò il 27 maggio del 2013 al pontile San Raffaele di Porto Vado. Quel giorno un operaio di 44 anni, Marco Vallarino, manutentore meccanico della Demont, perse tragicamente la vita precipitando da un carro ponte. Un incidente per il quale il pm Giovanni Battista Ferro aveva chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo aggravato dalla violazione e carenze dei sistemi di sicurezza sul posto di lavoro di dieci persone.

In udienza preliminare però i difensori hanno chiesto che i loro assistiti fossero giudicati con il rito abbreviato e il giudice Francesco Meloni, al termine della discussione, ha prosciolto tutti. A giudizio c’erano: Marco Corbellini, presidente Cda del Tri; Maria Emanuel Lindeman, olandese, e Maurice Reybroeck, belga, entrambi consiglieri del cda di Tri; Roberto Benini, di Trescore Balneario, direttore operativo del terminal Rinfuse; Carlo Ferro, di Quiliano, direttore del pontile San Raffaele; Giancarlo Vallarino, di Quiliano, coordinatore della manutenzione elettrostrumentale e meccanica del Pontile (difeso dall’avvocato Marco Fazio); Mirco Vecchio, di Savona, responsabile servizio manutenzione meccanica delle attrezzature del Pontile; Matteo Agnese, di Millesimo, procuratore speciale della Demont, incaricata in sub appalto della manutenzione; Giovanni Fresia, di Millesimo, dirigente Demont e responsabile della commessa per il pontile San Raffaele; Stefano Bologna, di Millesimo, capo cantiere Demont (gli ultimi tre difesi dall’avvocato Amedeo Caratti con il collega Massimo Badella).

Inoltre il pm aveva contestato anche la responsabilità amministrativa del Terminal Rinfuse Italia spa. Una contestazione per la quale la società aveva anche concordato un patteggiamento, ma ovviamente anche per loro il giudice ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato.

Secondo la ricostruzione della Procura, Vallarino quel giorno aveva fatto un volo di circa dieci metri, terminato in mare, ma dopo aver impattato con un “travone orizzontale” al primo piano e poi sulla banchina. Gli inquirenti avevano ricostruito che Vallarino avrebbe dovuto sostituire “un cavo meccanico deteriorato presso lo scaricatore 2” insieme al collega Marco Lauro. Nel raggiungere il secondo livello del carro ponte però l’operaio era scivolato “perdendo l’equilibrio a causa – questa la contestazione del pm – della mancanza di misure di protezione collettiva anticaduta, in specie della necessaria protezione di ballatoio-ripiano di calpestio delimitato sui lati prospicienti il vuoto da parapetto normale con arresto al piede o difesa equivalente”.

La Procura contestava infatti agli indagati di non aver dotato la struttura delle protezioni di sicurezza necessarie e di non aver segnalato le carenze, mentre il giudice Meloni non ha ravvisato responsabilità: i controlli sulla sicurezza del luogo di lavoro erano periodici e non erano mai stati ravvisati pericoli. A provocare la caduta dell’operaio (la cui famiglia è stata risarcita), inoltre, sarebbe stato un malore e, di conseguenza, secondo il giudice la tragedia è imputabile ad una drammatica fatalità.

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