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Savona, ironia dei Verdi sui musei del Priamar: “Chi li visita è un eroe” foto

Sotto accusa il Comune: "Orari ristretti e prenotazioni obbligatorie, così è difficile fruirne"

Savona. “I Verdi savonesi vogliono complimentarsi con quei cittadini/e che hanno visitato in questi mesi il Museo Pertini-Cuneo. Essi hanno avuto la forza di arrampicarsi alla fortezza del Priamar nell’infelice orario di apertura (martedì 11-13) per vedere opere di grande importanza e sostanzialmente due musei differenti, di cui è pure ignota la ragione della fusione”. La situazione dei musei sul Priamar torna nel mirino di Danilo Bruno, portavoce dei Verdi, che questa volta sceglie la carta dell’ironia: “Sono veri e propri eroi poiché sono saliti a vedere un museo che il Comune tende a non far conoscere, anzi (forse perché evoca anche la data del XXV aprile) la scelta dell’orario rischia di non renderlo fruibile”.

“A tal proposito – insiste Bruno – si vuole ricordare che la sezione Sabazia dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, che gestisce il museo archeologico, si era offerta di gestirlo e farvi attività didattiche e scientifiche (oggi assenti) dietro un ovvio corrispettivo economico senza ottenere un cenno dal Comune. I nostri eroi avrebbero pure potuto vedere la cella di Mazzini ove ideò la Giovine Italia, ma anche qui per visitarla bisogna prenotarsi al settore cultura telefonando in appositi orari con una procedura, che potrebbe essere molto più semplificata se la cella fosse fatta visitare dal museo archeologico, che ne ha chiesto inutilmente la gestione anni fa”.

“Sorge pure qui il dubbio: Mazzini non sarà forse ben visto da forze politiche dell’attuale maggioranza perché voleva l’Unità d’Italia e l’Europa federata forse invise alla Lega Nord e a Fratelli d’Italia? – è il sospetto del portavoce dei Verdi – Gli otto eroi avrebbero pure forse potuto visitare il museo archeologico, unico caso in Italia di museo, che si regge stentatamente sulle proprie forze dato che il contributo comunale è stato azzerato in una incomprensibile logica di risparmio”.

“I nostri otto visitatori – prosegue Bruno – avrebbero poi potuto scendere in Pinacoteca e fare due cose: in primo luogo chiedere perché non venga proposto un percorso fra la ceramica della Pinacoteca e l’origine della maiolica, tutta descritta al museo archeologico, e in secondo luogo chiedere perché non vengono mai esposti anche a rotazione i pezzi del museo di storia naturale e le monete delle collezioni civiche e poi sapere che fine abbiano fatto il museo della resistenza, che costituì un vero impegno per l’allora presidente dell’Istituto Storico della Resistenza Umberto Scardaoni prima della sua morte, e il progetto di mettere al Priamar un centro di documentazione legato al Santuario dei Cetacei visto che proprio dall’Università di Savona e dal CIMA partono importanti spedizioni scientifiche sull’argomento”.

“Nel contempo avrebbero poi potuto chiedere a qualche cittadina o cittadino come raggiungere l’Apple Museum in Darsena, museo unico in Italia ma raggiungibile solo con cartelli ‘fai da te’ messi dai volontari e dalle volontarie perché il Comune non intende ad oggi fare nulla per sostenerlo. Infine avrebbero potuto chiedere alla Sindaca, che è anche assessora alla cultura e ai servizi sociali quando intenda fare qualcosa per rimediare a questa grave situazione, che rischia di compromettere i risultati raggiunti in questi anni” conclude.

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