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Sanità, il Pd savonese all’attacco: “La Viale dice bugie ai cittadini”

"Sbagliata la privatizzazione, la soluzione per Cairo è il riconoscimento di ospedale di area disagiata"

Savona. La segreteria provinciale del Pd savonese all’attacco dell’assessore regionale alla sanità Sonia Viale dopo l’annuncio della riapertura del pronto soccorso per l’ospedale di Cairo Montenotte, ma non solo: il partito Democratico va giù duro sulla situazione della sanità savonese, soggetta a tagli e disservizi per pazienti e utenza, e si pronuncia in maniera contraria contro la privatizzazione in toto per il San Giuseppe e il Santa Maria di Misericordia.

“Sulla sanità quello che sta mettendo in scena la Regione Liguria è una grottesca commedia, fatta di annunci e promesse, portando avanti una strategia per tenere in quiescenza, per non dire fatiscenza, strutture, togliere servizi, ridurre drasticamente l’offerta sanitaria, non garantire né organici adeguati né la piena funzionalità di apparecchiature, strumenti e apparati tecnici, del tenere con il fiato sospeso cittadini, soprattutto le fasce più deboli e gli anziani, e lavoratori; infine non porre rimedio al disagio sempre più crescente, offrendo poi la soluzione della privatizzazione”.

“Perché di questo si tratta, sia per il pronto soccorso valbormidese che per quello ingauno che per i rispettivi presidi ospedalieri: torneranno a funzionare e a rispondere alle esigenze e ai bisogni dei loro bacini d’utenza solo quando sarà pienamente compiuto il piano di privatizzazione pensato e voluto dall’attuale giunta regionale”.

“Come partito Democratico non ci stanchiamo di dire, e continueremo a farlo, che la scelta di privatizzare interi presidi ospedalieri, di surrogare con il privato laddove il pubblico coscientemente e volutamente abbandona, non è né la scelta migliore per salvaguardare il diritto, costituzionalmente garantito, alla salute e, soprattutto, non è l’unica” afferma il Pd provinciale.

“Nello specifico, per quello che riguarda l’ospedale cairese l’alternativa alla privatizzazione “senza se e senza ma” c’è. E’ scritta nero su bianco nella proposta di legge d’iniziativa popolare per il riconoscimento dello status di ospedale di area disagiata, nata per volontà forte di diversi soggetti associativi ed istituzionali e con il supporto dei cittadini valbormidesi: il partito Democratico già dall’anno 2015 aveva avanzato la proposta contenuta nel programma per le elezioni regionali a firma Righello-Paita, il Comitato Sanitario ha dato corso alla raccolta di firme a sostegno di tale proposta arrivando ad oltre 13.000 sottoscrizioni, l’amministrazione Briano ha promosso recentemente tale proposta sostenuta da 13 comuni della Valbormida, già depositata in Regione e che ha già iniziato il suo iter nella competente commissione consigliare e che ha già ottenuto il parere favorevole espresso all’unanimità del Consiglio delle Autonomie Locali”.

“Ottenere il riconoscimento di ospedale di area disagiata significa avere risorse economiche e umane per garantire la riapertura del pronto soccorso, un reparto di medicina, un reparto di chirurgia elettiva e guardie e reperibilità anche nei fine settimana e nei giorni festivi. Insomma, un’alternativa percorribile c’è, basta volerlo ma è chiaro che si vuole altro. Su questa partita, come stiamo già facendo sia a livello locale che regionale, il partito Democratico sarà sempre più impegnato nella battaglia per il mantenimento di ospedale pubblico per il San Giuseppe di Cairo Montenotte, attraverso la sua classificazione di ospedale di area disagiata” aggiunge ancora la segreteria provinciale Pd.

ValBormida in regione per l'ospedale

“Quello che ci preoccupa, e tanto e non da adesso, è la distanza siderale che c’è tra ciò che dice l’assessore Viale e ciò che poi fa nel nostro territorio, distanza e ambiguità che si ritrova anche nelle sue parole di ieri. Da una parte afferma che darà risposte “a Km zero” in termini di servizi e assistenza alla popolazione, soprattutto anziana, sia in ospedale che sul territorio e dall’altra riduce al lumicino gli orari di apertura dei CUPA valbormidesi e non solo, e dimezza prestazioni ambulatoriali”.

“Nel nostro territorio si lasciano morire reparti che prima erano eccellenze, nella peggiore si tagliano risorse umane ed economiche, si chiudono ambulatori, si tagliano posti letto, non si fa né manutenzione né ristrutturazione, non si rimpiazza il personale medico, infermieristico e amministrativo, con il risultato, vien da dire ovvio, di saturare all’inverosimile le strutture d’emergenza, gli ambulatori e i reparti di degenza, di allungare in maniera indecente e insopportabile le lista d’attesa anche per le prestazioni fondamentali come quelle oncologiche, di costringere medici e infermieri a lavorare sotto la soglia di sicurezza e in costante condizione di precarietà e di condannare alla fatiscenza strutture e servizi per poi offrirle, alla fine, al privato”.

“Quello che ci preoccupa è, al di fuori dell’ipotesi privatizzazione di metà dell’offerta sanitaria savonese, l’assenza di una programmazione vera, seria, concreta e sostenibile in grado di tutelare e migliorare l’offerta sanitaria pubblica della nostra provincia. Quello che ci preoccupa è lo “stallo” in attesa della soluzione “geniale”, la scorciatoia della privatizzazione”.

“Quello che ci preoccupa è questa sorta di “inerzia” che vige sulla sanità del ponente ligure, ci preoccupa e tanto e non da adesso perché in materia di sanità è sinonimo dell’ingiustizia forse peggiore: il negare il sacrosanto diritto alla salute per tutti e alle stesse condizioni” conclude il Pd provinciale.

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