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Profughi a Castelvecchio, la rabbia degli abitanti: “Impossibile chiamarla solidarietà se l’accoglienza è retribuita”

"Il proprietario dell'immobile e l'amministrazione comunale dovevano anticipare la notizia alla popolazione"

Castelvecchio di Rocca Barbena. Ha scatenato non pochi malumori la notizia dell’arrivo di una decina di profughi a Castelvecchio di Rocca Barbena, paesino di circa 200 abitanti alle spalle di Zuccarello.

L’ex sindaco Maria Balbo ha dato la propria disponibilità ad accogliere una decina di richiedenti asilo di età compresa tra i 26 ed i 50 anni provenienti da Ghana, Nigeria, Senegal, Costa d’Avorio e Mali nelle stanze dell’ex locanda “Da Bruna”, in disuso da anni. La loro accoglienza è gestita dall’associazione Nigella.

L’arrivo dei nuovi “ospiti” ha sollevato un vespaio di polemiche. A cominciare dal sindaco Marino Milano, tutt’altro che favorevole all’iniziativa del suo predecessore. Ma i più arrabbiato sono sicuramente gli abitanti della cittadina: “Il sindaco si è dichiarato furibondo? E allora come dovrebbero essere i residenti e i proprietari delle seconde case che hanno saputo la notizia solo a cose fatte e quasi per caso o addirittura l’hanno appresa dalla carta stampata?”, si chiedono gli abitanti.

Ma anche il sindaco, secondo i residenti, ha una sua parte di responsabilità: “In una situazione delicata come questa, che già fa discutere a livello nazionale ed internazionale, era auspicabile che sia il proprietario dell’immobile sia l’amministrazione comunale anticipassero la notizia alla popolazione. Questa è l’ennesima occasione in cui il sindaco dimostra la sua non volontà di parlare con i cittadini. Soprattutto in una situazione come questa era decisamente necessario che lui ne desse immediata comunicazione, anche in virtù del fatto che lui e tutta l’amministrazione erano a conoscenza dell’imminente arrivo degli immigrati già nei giorni della settimana scorsa”.

“Con i sistemi di comunicazione che ci sono oggi, dove le notizie circolano in tempi rapidissimi, è inaccettabile che in una piccola realtà dove tutti ci si conosce non sia stata diffusa prima questa notizia che comunque comporta una perturbazione nell’assetto sociale della comunità. Maria Balbo sostiene di aver fatto un’azione di solidarietà che così renderà dignità alla struttura. Secondo noi la solidarietà per definizione è personale e gratuita, ma in questo caso invece è retribuita”.

In ultimo, una perplessità riguardante l’immobile che accoglie i richiedenti asilo: “Dopo sei anni di non utilizzo, ci chiediamo come possa essere in regola con tutte le norme di agibilità e che quindi possa essere data in uso ed ospitare un così alto numero di persone”.

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