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Paolo Sivilla, il pittore che dipinge l’anima delle donne

"Stile Savonese" è la rubrica di moda, bellezza e lifestyle di IVG, curata da Maria Gramaglia

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“Stile Savonese” è la rubrica di moda, bellezza e lifestyle di IVG, a cura di Maria Gramaglia. Ogni settimana una passeggiata tra le vetrine dei negozi della nostra provincia, a caccia di novità: un “viaggio” tra le tendenze savonesi a livello di moda, bellezza o arredamento, ma anche tra proposte come gite, corsi o spettacoli a teatro.

Ci vuole un occhio attento per cogliere la bellezza dell’anima. Se poi si tratta dell’anima di una donna, ci vuole l’occhio di un artista: attento, profondo e sensibile. Paolo Sivilla, pittore di Savona, disegna e sperimenta da sempre, per esprimere emozioni che non avrebbe potuto manifestare diversamente. Non si ispira a correnti artistiche, segue il suo pensiero e la sua visione e ama in modo particolare Modigliani, Munch e Schiele.

Dal 2014 Paolo lavora a “Women”, bellissimo progetto organico, progressivo, aperto. Chiaramente focalizzato sulla donna, ci propone un punto di vista differente, coglie il vero e l’anima di chi si presta, utilizzando una tecnica di grafite e olio, frutto di una ricerca recente, che non risparmia nulla: pieghe, rughe e quelle che tanti considerano imperfezioni. Non si tratta di raffigurazioni plastiche: Paolo, nei suoi “scorci” sul mondo femminile, mette in rilievo le peculiarità dei corpi e dei volti, anche quando si tratta di difetti, che in realtà vanno lette come peculiarità individuali, che sottolineano la nostra unicità. Secondo questa lettura, un’imperfezione non è un difetto, e questo concetto è forte e va sottolineato.

Proprio in quest’epoca, in cui mai come prima puntiamo a modelli irreali, stereotipati, piatti, Paolo, con il suo lavoro, dice alle donne che non dobbiamo nasconderci o vivere con disagio un’imperfezione fisica, perché è una caratteristica che ci appartiene, ci rende uniche e la nostra affermazione e la nostra forza passano anche da un naso o da una ruga che non ci piace proprio.

“Che relazione c’è tra e mie idee e il mio naso? Per me, nessuna. Io non penso col naso, né bado al mio naso pensando. Ma gli altri? Gli altri, che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso?” (Cit.) Pirandello già ne parlava un secolo fa nel suo capolavoro “Uno, nessuno, centomila” e siamo ancora lì in effetti, ma qualcosa si sta muovendo. Qualcuno inizia a guardare oltre la maschera, qualcuno che sta rivalutando il concetto della vera bellezza, non più incarnata solo da giovinezza, pelle liscia, magrezza o nasino alla francese. C’è una nuova e più moderna immagine del bello, fatta di un insieme di elementi, dove la bellezza interiore ha il sopravvento e le rughe, i rotolini di ciccia o le occhiaie sono solo dettagli che non ci fanno brutte, ma danno carattere alla nostra persona.

“Women” ci regala quindi il punto di vista innovativo di Paolo Sivilla, artista che non racconta le donne come persone in posa, statiche, innaturali e fissate nelle loro posture in modo da presentarsi al meglio e riflettere un’immagine rassicurante, per riscuotere consensi facili, ma coglie attimi di vita quasi casuali, prima rubati con la macchina fotografica, successivamente rielaborati e riprodotti su tela.

Coglie quei brevi momenti in cui non indossiamo le nostre maschere di pirandelliana memoria, ma siamo esposte per un attimo, a nudo veramente, con l’anima in vista.

Paolo, come viene percepito dalle donne questo tuo lavoro? Insomma, normalmente mostriamo il nostro lato migliore, invece tu non ci risparmi niente …

Durante le mostre, ricevo riscontri molto significativi, che mi confermano la forte sensibilità che avete. Voi donne avete colto al meglio ciò che nelle mie intenzioni desideravo trasmettere, fornendo chiavi di lettura o approfondendo certe impressioni che vi suscita la visione dei miei dipinti e questo mi ha dà grande soddisfazione. I miei quadri in generale non lasciano indifferenti, spero che costringano a porsi delle domande. Sono maggiormente apprezzati da chi sa cogliere la mia filosofia. Non sono adatti al riposo della vista, non sono rilassanti, anche perché, pur apprezzando chi esegue opere più “leggere”, ritengo che rimanga unica la missione dell’artista, di scuotere, far riflettere, creare quel disagio mentale e a volte anche fisico dal quale poi possano scaturire delle reazioni, dei pensieri che in qualche modo mettano in discussione il torpore del quotidiano, del solito, del rassicurante.

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