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Fino a lunedì al NuovoFilmstudio “Parliamo delle mie donne” (“Salaud, on t’aime”)

Film francese di Claude Lelouch con Johnny Hallyday e Sandrine Bonnaire

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Savona. “Parliamo delle mie donne” (“Salaud, on t’aime”), film di Claude Lelouch, con Johnny Hallyday, Sandrine Bonnaire, Francia 2014, 124′, sarà proiettato al NuovoFilmstudio sabato 15 luglio (17:00 – 21.15), domenica 16 luglio (17:00 – 21.15) e lunedì 17 luglio (17:00 – 21.15).

Jacques Kaminsky, fotografo di guerra di fama internazionale, trascorre più tempo a prendersi cura della sua fotocamera che delle sue quattro figlie avute da donne diverse. Trasferitosi da Parigi a Praz-sur-Arly, un paesino ai piedi del Monte Bianco, vuole riposarsi dal lavoro in una splendida baita nelle Alpi con la sua nuova compagna. Jacques, però, inizia a sentire il bisogno di riconciliarsi con la sua famiglia. Così, il suo migliore amico Frédèric inventa una pericolosa bugia per aiutarlo…

Il regista premio Oscar Claude Lelouch torna sui grandi schermi italiani, a tre anni dall’uscita in Francia, con il suo quarantottesimo film “Parliamo delle mie donne”. Dai tempi di “Un uomo, una donna” la formula non è cambiata: la vita, l’amore, la morte, l’amicizia e la famiglia. Ogni film di Lelouch è al contempo una conferma e una sorpresa. È come se il regista parigino avesse la costante necessità di ripetersi ma non potesse fare a meno di rimettere in discussione le presunte “certezze” che il pubblico e la critica hanno acquisito su di lui.

In “Parliamo delle mie donne” racconta, con il suo stile inconfondibile, la storia sul filo dell’autobiografia (Lelouch ha avuto sette figli da cinque differenti partner) degli affetti di un uomo vittima di se stesso. Protagonista è Johnny Hallyday, attore e cantante, considerato tra i maggiori esponenti del rock blues in Francia, nel ruolo di un fotografo di guerra stimato per il suo lavoro, ma padre e marito assente. Questo ha fatto sì che la sua prole, tutta femminile, lo detesti e lo ami al contempo.

Va notato, per inciso, che il titolo originale si potrebbe tradurre letteralmente in “Bastardo, ti amiamo”, dicendola lunga su cosa il regista ritiene che i figli pensino di lui. Ma Lelouch è Lelouch e lo dimostra anche nella narrazione, innestando improvvisamente nel ritratto di famiglia elementi di altri generi che non sembrano necessari. Per lui nulla va lasciato di intentato pur di alimentare quella passione che è diventata professione e riflette la sua vita: il cinema.

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