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“L’Ultima Notte di Beethoven”, l’ultima notte per il Castello di Roccavignale? Il sindaco: “Uno sponsor può salvarlo”

Ieri sera l'ultimo spettacolo, poi il castello si "spegnerà": "Troppo cari i costi legati a burocrazia e sicurezza"

Roccavignale. “Voglio dire, ci stanno 100 persone dentro… cosa può succedere, che crollino le mura?”. E’ la domanda del buonsenso, quella che il cittadino si fa davanti a una notizia apparentemente incomprensibile come l’annullamento delle manifestazioni nel Castello di Roccavignale. A porla, in questo caso, è Giulia Moliterno, responsabile della compagnia “Lost Symphony Orchestra”: il loro musical “L’Ultima Notte di Beethoven”, andato in scena ieri sera, potrebbe essere l’ultimo spettacolo nella cornice del Castello.

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Le luci, infatti, da oggi si spegneranno per decisione dell’amministrazione: troppo alti i costi legati alla burocrazia e alle normative di sicurezza, che rendono i costi degli eventi insostenibili per un piccolo paese. E così l’Ultima Notte di Beethoven, per uno strano scherzo del destino, rischia così di diventare anche “l’ultima notte” per il Castello di Roccavignale, o quantomeno per gli eventi serali che da anni vengono portati dal Comune in una cornice davvero suggestiva.

“Purtroppo abbiamo preso questa decisione perché i costi legati alle normative vigenti sono veramente eccessivi – conferma il sindaco, Amedeo Fracchia – Abbiamo avuto la visita della commissione provinciale di vigilanza, che ci ha dato una serie di prescrizioni: oggi con tutti gli sforzi del caso le riusciamo a soddisfare, ma in un’ottica futura per un paesino piccolo come il nostro diventa veramente difficile e complicata”.

Una possibilità di salvezza, in realtà, ci sarebbe: “Se per caso trovassimo uno sponsor che per qualche motivo volesse investire sul territorio, allora le porte del Castello si riaprirebbero immediatamente. Chissà, le strade del Signore sono infinite…”.

Una speranza condivisa da molti, perché la cornice è suggestiva ed il contesto è sentito dal territorio: lo dimostrano le oltre 200 presenze registrate ieri sera (il doppio della capienza imposta, guardacaso, dalle normative di sicurezza). “Questo maniero è stato ripristinato nel 2003, con una piazza interna molto bella ed un accesso affascinante – racconta Fracchia – Si presta tantissimo a questo tipo di manifestazioni”. Una sensazione condivisa da Moliterno: “Ci dispiace tantissimo, perché questa location è bellissima, e non capiamo perché vi si debba rinunciare. Purtroppo la burocrazia impone certe regole, però è un peccato perché è veramente suggestiva: è bella di giorno, figuriamoci di sera con le luci dello spettacolo…”.

Ed invece quelle luci non si accenderanno più, e l’Ultima Notte di Beethoven (spettacolo diventato famoso in Valbormida per il clamoroso sold-out al debutto nel teatro di Cairo Montenotte) verrà ricordato come il “canto del cigno” del Castello. Almeno finché non si troverà qualche finanziatore che possa farsi carico di tutti i costi aggiuntivi. “La colpa è della burocrazia – tuona Fracchia – qui ognuno si vuole ‘parare’, non prendere decisioni. In questo caso io mi sono preso la mia responsabilità decidendo di fare comunque lo spettacolo”.

Per farlo servono transenne, gruppi elettrogeni, bagni chimici, piani di sicurezza, relazioni di impatto acustico. Quest’ultimo in particolare è un problema che sta “strangolando” gli eventi in tutta la riviera: le polemiche sul “rumore” sono all’ordine del giorno (basta ricordare la “celebre” vicenda degli applausi ad Albissola, il dj multato a Savona per aver sforato di 10 minuti durante i Giovedì di Luglio, il locale che ha dovuto annullare i concerti a Piana Crixia). Come conciliare il ‘rumore’ di un evento con le normative? “Non c’è un modo oggettivo – spiega Mirko Piludu della ditta “Mixando”, fonico dello spettacolo di ieri sera – bisognerebbe che ci fosse un connubio tra le esigenze degli abitanti della zona con quelle dello spettacolo”.

I limiti di decibel imposti dalla legge, spiega, sono difficili da rispettare: “Settanta decibel è un suono davvero molto basso, non paragonabile a quello generato da uno strumento che già da solo li supera. Figurarsi uno strumento amplificato per essere sentito da una platea”. E allora restano solo due strade, “sforare” o rinunciare: “Le normative ci sono ed è giusto che vengano rispettate, purtroppo però quelle attuali sono irrealizzabili…” conclude amaro Piludu.

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