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Irregolarità nell’assegnazione dell’appalto sui rifiuti a Pietra: 5 condanne

A giudizio c'erano due funzionari di Ata e tre dipendenti del Comune di Pietra: secondo la Procura avevano taroccato la gara

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Pietra L. Cinque condanne per una pena complessiva che sfiora i 12 anni di reclusione. E’ questa la sentenza arrivata questa mattina nell’ambito del processo per l’inchiesta battezzata “Trash” che aveva portato alla luce le presunte irregolarità nell’assegnazione dell’appalto per la gestione dei rifiuti a Pietra.

operazione trash

Il collegio del tribunale di Savona ha condannato a quattro anni e dieci mesi di reclusione Fabio Basso, allora responsabile del settore servizi tecnici specializzati del Comune di Pietra Ligure; a tre anni Roberto Balbis, funzionario di Ata Spa; a due anni e otto mesi Mario Cena, anche lui funzionario di Ata Spa; a otto mesi di reclusione (con la sospensione condizionale della pena) Vincenzo Trevisano, l’allora segretario comunale pietrese, e Andrea Nencioni, geologo e anch’esso dipendente dell’amministrazione comunale. Per Trevisano e Basso il tribunale ha anche pronunciato una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste in relazione a due delle contestazioni che gli venivano mosse. I giudici hanno anche disposto (senza che fosse il pm a chiderlo) la trasmissione degli atti alla Procura per valutare se indagare per turbativa d’asta Mario Cena e i due membri della commissione che aveva valutato le offerte (Silvano Repetto e Raffaella Bonfiglio) che, finora, non erano mai stati indagati per questo reato.

Tutti dovevano rispondere, a vario titolo ed in concorso, dei reati di turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, corruzione e, soltanto Basso, di truffa ai danni dello Stato e peculato d’uso (per l’utilizzo di un’auto di servizio per motivi privati).

I cinque, secondo la Procura, erano riusciti a “truccare” la gara per l’assegnazione del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti sul territorio comunale di Pietra che sarebbe stata falsata per favorire la vittoria di Ata Spa. Un “favore” che, secondo gli inquirenti, si era concretizzato in cambio della promessa di assumere nell’azienda aggiudicataria dell’appalto il figlio di Basso, Luca. Le indagini erano partite in seguito ad un esposto del marzo del 2013.

Dagli accertamenti effettuati dai carabinieri di Albenga, coordinati dal pm Daniela Pischetola, era stata ricostruita la situazione degli appalti per la gestione dei rifiuti (gestiti dal 1995 da Aimeri) ed era emerso che, a gennaio 2013, era stata indetta una nuova procedura per la gara di assegnazione del servizio. Ed è proprio quella gara ad essere finita nel mirino della Procura che ha ipotizzato sia stata alterata attraverso una ipervalutazione sull’offerta tecnica mirata ad escludere le concorrenti (la ditta Teknoservice srl che si è costituita parte civile nel processo). Tesi che avrebbe trovato riscontro in numerose intercettazioni ambientali. Tutti gli indagati invece, durante gli interrogatori, hanno respinto con decisione ogni contestazione. In particolare Basso (assistito dagli avvocati Frascherelli e Vignola) aveva spiegato che non c’era mai stato alcun accordo sull’assunzione del figlio perché non avrebbe nemmeno avuto ragione di esistere: i dipendenti di Aimeri (l’azienda che gestiva l’appalto dei rifiuti prima di Ata), tra cui Luca Basso, infatti sarebbero stati riassunti dalla ditta vincintrice della gara.

Il funzionario di Ata Mario Cena (assistito dagli avvocati Aglietto, Mazzitelli e Fazio) aveva invece fatto leva sula bontà del progetto da lui redatto per partecipare al bando. Una proposta definita “innovativa e qualitativa” e che a suo giudizio era la “migliore” e “meritava la vittoria”. Anche Trevisano (difeso dall’avvocato Alpicrovi) aveva negato di aver, come presidente della Commissione, modificato l’esito della gara.

L’avvocato Fausto Mazzitelli per Mario Cena aveva chiesto l’assoluzione sotenendo che manchi lo schema della corruzione nella contestazione fatta visto che la pretesa utilità promessa (l’assunzione del figlio di Basso) in realtà era passo “automatico” e su cui comunque Cena non poteva incidere.

A confermare la correttezza della gara, inoltre, secondo i difensori degli indagati (oltre a quelli già citati c’erano anche gli avvocati Roseo, Serrachieri, Alpicrovi e Boggio), ci sarebbe anche l’esito della procedura di rivalutazione delle offerte relativa alla gara d’appalto del servizio porta a porta (imposta dal Tar dopo il ricorso di Teknoservice) che si è conclusa di recente. La rivalutazione della gara non solo ha confermato la vittoria di Ata Spa, ma ha anche attribuito un punteggio inferiore alla seconda classificata rispetto alla commissione finita sotto inchiesta.

Un esito che aveva inevitabilmente portato un po’ di ottimismo sul fronte della difesa che ha sempre sostenuto la correttezza dell’operato degli amministratori, dei tecnici, della commissione che valutò i progetti e dei funzionari Ata. Invece questa mattina è arrivata la doccia gelata. Per conoscere le motivazioni della decisione del tribunale bisognerà attendere 90 giorni. Appare scontato che la sentenza sarà poi impugnata in appello.

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