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Festival Borgio Verezzi: in prima nazionale “La vedova scaltra” fotogallery

Protagonisti Francesca Inaudi e Giuseppe Zeno

Albenga. Rosaura, una giovane e ricca vedova veneziana, corteggiata assiduamente da quattro pretendenti di nazionalità diverse (l’inglese Milord Runebif, il francese Monsieur Le Bleau, lo spagnolo Don Alvaro di Castiglia e l’italiano Conte di Bosco Nero), ne saggia le reali intenzioni con uno stratagemma, prima di fare la sua scelta: è in estrema sintesi, la trama de “La vedova scaltra”, di Carlo Goldoni, che dal 13 al 15 luglio sarà presentata in “prima nazionale” al Festival di Borgio Verezzi, brillantemente aperto dall’anteprima di “Le bal”, con il pubblico scatenato alla fine della rappresentazione nel ballare il twist in piazza Sant’Agostino, insieme agli attori e le attrici della compagnia diretta da Giancarlo Fares.

Della divertente commedia, saranno protagonisti due “new entry” del Festival: Francesca Inaudi e Giuseppe Zeno, star televisive reduci da fortunate e popolari fiction come Tutti pazzi per amore e Una pallottola nel cuore (Inaudi), Il Paradiso della signore e Baciato dal sole (Zeno), ma entrambi con solida formazione teatrale. Accanto a loro, ritornano Massimiliano Giovanetti, Claudia Ferri e Renato Cortesi, tutte “vecchie conoscenze” di Borgio Verezzi, come il brillante regista, Gianluca Guidi, al suo debutto nella direzione di un classico goldoniano: “Una nuova sfida professionale, accettata volentieri anche perché quando ero un bambino, mia madre Lauretta Masiero l’aveva interpretata per lo Stabile di Padova”. In scena anche Claudia Ferri, Riccardo Bocci, Matteo Guma, Alessandra Cosimato e Andrea Coppone.

Questo testo (che sarà scandito dalle musiche composte da Massimiliano Gagliardi, uno dei figli d’arte di questo spettacolo, come Fabio Ferrari e lo stesso Guidi) riveste un certo valore storico, “poiché rappresenta il punto di passaggio tra la commedia dell’arte, basata sull’improvvisazione, e la commedia di carattere; introduce alcune innovazioni e anticipa i temi della donna fiera e corteggiata che torneranno nella Locandiera”. È la terza commedia di carattere, dopo La donna di garbo del 1743, e L’uomo prudente di poco successivo, ed è quella con la quale si affermò la riforma del teatro goldoniano. Dei temi vicini alla commedia dell’arte ripete alcuni spunti tematici, come quello di Arlecchino servitore di due padroni, che nel suo ruolo di ambasciatore e postino fa confusione sia tra i signori che deve servire, sia tra i destinatari dei vari messaggi che è incaricato di trasmettere.

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