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Evasione di “Johnny lo Zingaro”, le tracce dell’ergastolano portano a Genova

Ieri non si è presentato alla scuola di polizia penitenziaria di Cairo Montenotte: sarebbe arrivato in taxi nel capoluogo ligure

Cairo Montenotte. Giuseppe Mastini, alias Johnny lo Zingaro, sarebbe arrivato in taxi a Genova, forse alla stazione di Brignole. L’ergastolano 57enne, noto con il nome di “Johnny lo Zingaro”, era in regime di semilibertà. Da circa sette mesi raggiungeva con il treno, ogni giorno feriale, la scuola di Polizia penitenziaria di Cairo Montenotte, dove era stato assegnato per svolgere piccoli lavori di manutenzione.

Ma ieri, dopo essere uscito dal carcere di Fossano, non si era presentato al lavoro a Cairo Montenotte. Di qui è iniziata la caccia all’uomo, ancora senza esito. Le ricerche sono coordinate dalla polizia penitenziaria di Fossano, dove stava scontando la sua pena, agli ordini del comandante Eraclio Stefano Seda, e di concerto con le altre forze dell’ordine.

Secondo una prima ricostruzione, Johnny lo Zingaro, alle spalle una lunga scia di sangue iniziata col primo omicidio quando aveva appena undici anni, si sarebbe fatto accompagnare da un taxi a Genova. Una volta nel capoluogo ligure avrebbe fatto perdere le proprie tracce.

Nella scuola cairese parlano di lui come una persona tranquilla, che in questi mesi non ha mai dato alcun problema. Numerosi i reati a carico dell’uomo, finito anche nell’inchiesta per la morte di Pasolini. Figlio di giostrai lombardi di etnia sinti, Mastini si trasferì a Roma con i genitori all’età di dieci anni, risiedendo in una roulotte e occupandosi della gestione delle giostre.

Iniziò a frequentare la criminalità giovanile del Tiburtino distinguendosi già a 11 anni per un furto e una sparatoria con la Polizia che lo lasciò claudicante. A lui sono dedicati anche un film e una canzone.

Ai tempi del suo primo omicidio Johnny Lo zingaro aveva 14 anni – si legge nella pagina Una vita da social della Polizia di Stato che ha postato foto da condividere – La vittima era Vittorio Bigi, manovale dell’Atac che gli diede un passaggio e morì con un colpo di pistola in testa. Mastini finì in carcere ancora ragazzo per aver ucciso un tranviere. Dal penitenziario evase due volte: prima da quello di Casal del Marmo, poi da quello dell’isola di Pianosa.

Nell’ estate del 1983 fu arrestato di nuovo, dopo una sparatoria con la polizia. Quattro anni più tardi ottenne una licenza premio per buona condotta. Fu proprio durante questa licenza, nel febbraio 1987, che Mastini fu protagonista di sanguinose scorribande che si conclusero con la cattura anche della sua compagna. In questo periodo,che impegnò le forze di polizia in una vera e propria caccia all’uomo, Mastini rubò diverse auto, rapinò benzinai, sequestrò una ragazza, Silvia Leonardi, sparò contro una pattuglia di agenti, uccidendo la guardia Michele Giraldi, ferì un brigadiere dei carabinieri, Bruno Nolfi. Venne catturato nelle campagne di Mentana, ormai circondato da agenti e carabinieri.

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