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Ambiente e risparmio energetico nell’edilizia: presentato a Savona il modello “Passivhaus”

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Savona. All’ex Palazzina OMSAV a Savona, presso l’ordine degli architetti Zeb Active, si è svolto il primo convengo “Passivhaus” della provincia savonese: il relatore è stato Francesco Nesi, è uno dei trenta certificatori mondiali nonchè trainer autorizzato: “Il convegno ha riscosso un grandissimo successo, a testimonianza del fatto che in provincia esiste tra i professionisti una certa sensibilità ambientale, voglia di migliorarsi professionalmente per dare un miglior servizio al cliente, ma soprattutto hanno capito che l’edilizia del futuro è questa specialmente in una zona turistica come la nostra dove gli stranieri (tedeschi, svizzeri, inglesi, francesi, ecc…) già conoscono Passivhaus e la richiedono, questo anche per preservare il loro investimento dopo il 2020 dove con tutta probabilità le case costruite secondo uno standard tradizionale subiranno un deprezzamento, mentre quelle costruite o ristrutturate secondo i parametri della direttiva europea si preserveranno, oltre che dare un immediato beneficio economico derivante dal risparmio energetico” afferma Nesi.

Altri eventi sono in programma per quest’autunno per consentire ai professionisti di diventare competenti in materia, in particolare sull’efficientamento energetico nel recupero del patrimonio edilizio esistente. Il tema Passivhaus è argomento sempre più presente nella realtà sia locale che internazionale anche per effetto della Direttiva Europea 2010/31/UE, recepita dal governo italiano con il Decreto Legge n. 63/2013 e la successiva L.90/2013, che fissa l’OBBLIGO dal 31/12/2020, per le nuove costruzioni e ristrutturazioni di adottare questo standard nZEB.

Le Passivhaus (case passive) sono edifici low-cost che per la loro elevatissima efficienza energetica sono generalmente in grado di garantire il benessere termico senza che sia necessaria l’installazione di alcun impianto di riscaldamento di tipo convenzionale, ovvero di una caldaia, termosifoni o similari: questo è possibile perché tutte le perdite di calore sono quasi interamente compensate dagli apporti gratuiti dovuti all’irraggiamento solare e al calore generato all’interno dell’edificio dai suoi stessi occupanti e dalla dissipazione termica degli elettrodomestici. Da qui l’utilizzo del termine passiv.

La (minima) quantità di energia necessaria per pareggiare il bilancio termico residuo della struttura viene poi fornita attraverso impianti, quali le pompe di calore per riscaldare l’aria dell’impianto di ventilazione meccanica controllata con elevato recupero di calore, e generalmente alimentati da pannelli fotovoltaici (così da rendere l’edificio praticamente autosufficiente).

Lo standard Passivhaus è nato nel maggio 1988 da una collaborazione tra Bo Adamson dell’università di Lund in Svezia e Wolfgang Feist dell’Institut für Umwelt und Wohnen (istituto per l’Ambiente e l’Edilizia) in Germania. La loro idea è stata poi sviluppata attraverso un numero di progetti di ricerca, col sostegno finanziario da parte dello Stato tedesco.

Le prime abitazioni Passivhaus furono costruite a Darmstadt in Germania nel 1990, occupate dai proprietari l’anno successivo e monitorate con appositi strumenti fino ad oggi, i risultati derivanti da questo monitoraggio rispondono a quelli previsti in fase progettuale, per questo motivo lo standard Passivhuas è l’unico riconosciuto dalla Comunità Europea e risponde perfettamente alla direttiva Europea 2010/31/UE.

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