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Al generale Mori il premio “Pannunzio”, Quaglieni: “Una delle vittime della nostra malagiustizia”

"Alla consegna del premio vorrei avere ad Alassio anche Bruno Contrada"

Albenga. “La sentenza della Corte Suprema di Cassazione che rende giustizia al generale Bruno Contrada dopo 25 anni di sofferenze, linciaggi, condanne rivelatasi infondate suscita gioia nei soci del Centro “Pannunzio” che ha previsto il 7 agosto ad Alassio il conferimento del premio “Pannunzio” al generale dei carabinieri Mario Mori, anche lui vittima di accuse rivelatesi infondate, a cui la Cassazione ha posto recentemente la parola fine”.

Lo dichiara il prof. Pier Franco Quaglieni, cofondatore del Centro “Pannunzio”, che ha annunciato il vincitore dell’edizione 2017 del tradizionale riconoscimento.

“Contatterò al più presto Bruno Contrada, vorrei averlo ad Alassio insieme al generale Mori. Anche a lui vorrei conferire il nostro Premio”.

“Il Centro “Pannunzio” si è battuto per tanti anni per il riconoscimento della sua innocenza, in una storia di malagiustizia molto simile a quella del generale Mori e di altri casi italiani”.

E sulla vicenda di Bruno Contrada è intervenuto oggi il Coisp: “La vicenda di Bruno Contrada ci fa affermare, una volta di più, che è letteralmente agghiacciante vedere cosa può capitare a chi, vestendo una divisa, ha dedicato un’esistenza al proprio dovere e proprio a causa di questo va incontro alla sua fine. Una vita distrutta, la morte civile, professionale, lasciato in pasto a chi ordisce trappole contro servitori dello Stato gettando, al contempo, ombre inquietanti su quello stesso apparato cui giuriamo fedeltà. L’attacco sferrato senza pietà all’uomo, al poliziotto, e, più di ogni altra cosa, all’onore del vero servitore delle Istituzioni, è qualcosa che non lascia scampo, andando a scuotere fino alle fondamenta il senso stesso della vita di un appartenente alle Forze dell’ordine. E tutto risulta ancora più sconcertante e svilente se si considera che, di contro, non possiamo ancora contare su serie tutele e su incrollabili garanzie che ci consentano di affrontare gli uragani cui andiamo incontro giorno dopo giorno vestendo la divi
sa”.
Lo afferma Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, il Sindacato Indipendente di Polizia, dopo la sentenza con cui la Corte di cassazione ha disposto la revoca della condanna a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa: “Rileviamo con assoluta amarezza, come da ultimo dimostra l’improvvido provvedimento a proposito del reato di tortura, che si continua a lavorare, piuttosto, nel senso di una continua caccia alle divise, proni al volere del subdolo partito dell’anti-polizia e senza alcuna seria considerazione per i rischi gravissimi e continui che continuiamo imperterriti a fronteggiare, ligi al dovere ma allo stesso tempo consci che il baratro è dietro ogni angolo, in ogni strada, in ogni piazza, ad ogni attività di servizio, dietro ad ogni menzogna detta per criminalizzarci, per neutralizzarci, per legarci le mani, per annientare la divisa che portiamo insieme a chi la veste ed all’autorevolezza delle istituzioni che essa rappresenta”.

“A un poliziotto come Contrada resta la forza della sua verità, la consapevolezza della propria correttezza, lo scudo dei propri principi, e una nuova battaglia da condurre per riabilitare la propria figura professionale, anche se nulla, mai, potrà ristorare la devastazione subita. A tutti noi resta, ingombrante e, ripeto, agghiacciante, lo spettro di ciò che la sua vicenda rappresenta, una tortura, questa sì vera e reale e insopportabile, che più di qualcuno anela di poter praticare contro gli appartenenti alle forze dell’ordine”.

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