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Lettere al direttore

Contro il terrorismo l’unica arma efficace è la contaminazione

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Ormai gli attentati terroristici sono sempre più frequenti, probabilmente diventeranno parte della nostra quotidianità e ci faremo sempre meno caso. Un po’ come accade per quelli, senz’altro più numerosi e gravi, che avvengono fuori dall’Europa e sui quali non ci attardiamo molto.

Un fatto un po’ diverso, però, si è verificato a Londra, dove un uomo, dopo la mezzanotte di domenica scorsa, ha investito i fedeli che uscivano da una moschea.

Nella concitazione del momento, ho sentito, per prima cosa, dibattere se si trattasse davvero di terrorismo. Ma che cosa significa terrorismo? L’enciclopedia Treccani recita: “L’uso di violenza illegittima, finalizzata a incutere terrore nei membri di una collettività organizzata”. Questo signore sapeva che, durante il Ramadan, mese di digiuno e  di preghiera, i fedeli pregano a lungo in orario serale e, infatti, si è messo in azione all’ora giusta.

Investendo delle persone a casaccio, con il metodo ormai consueto del furgone, avrà pure seminato terrore, perlomeno nella comunità islamica! (O in questo caso non conta?).

Subito dopo, una gentile giornalista, nel raccontare la notizia, lo ha definito “bianco” in contrapposizione ai musulmani (neri?).

Questo la dice lunga sui pregiudizi dell’informazione.

A margine di questo resoconto, tanto per non farsi mancare nulla, si è poi intervistato un ristoratore che certifica, nel suo locale, personale italiano al 100%.

Mio marito ha una gioielleria e vende corallo italiano certificato perché è di migliore qualità rispetto ad altri, pur pregevoli. Trattare alla stregua di una merce il personale, denota scarso rispetto per il personale stesso. Senza contare che non basta, ad esempio, essere italiani per ritenersi ottimi pizzaioli o camerieri gentili. Io vedrei meglio un cartello con scritto: “Personale competente,  educato e disponibile”.

Ma soprattutto vorrei il cibo italiano al 100%, sia per proteggere seriamente il made in Italy che per avere garanzia di qualità ed essere sicuri di non mangiare finti formaggi, latti rimaneggiati, prodotti scaduti e riciclati… Questa dovrebbe essere la regola. Il “sensibile” ristoratore, però, non se ne preoccupa.

Purtroppo, permanendo quest’atmosfera d’odio e di mistificazione della realtà, il timore è che interventi punitivi nei confronti della comunità islamica possano moltiplicarsi. Se prima ci si accontentava di mettere qualche testa di maiale davanti alle moschee o di tenere lontani gli extracomunitari (indipendentemente dalla religione) perché puzzano, non c’è dubbio che, ormai, qualche disagiato mentale, possa andare anche molto oltre.

La comunità islamica è stretta tra il nostro disprezzo e il sedicente stato islamico Daesh – che di islamico non ha proprio nulla – che fa guerra e distrugge prima di tutto i musulmani.  I nostri semplici lavoratori della porta accanto, con pochissima istruzione e tanto desiderio di dare un futuro dignitoso ai propri figli, cosa potranno fare?

Speriamo che si dimostrino superiori e che ci facciano comprendere che le contrapposizioni di religioni non esistono, sono solo lotte di potere e di interessi che non riguardano la gente comune che ne è vittima.

Ma la vera soluzione è la contaminazione: mescoliamoci tutti, non rimaniamo chiusi nelle comunità, nelle nazionalità, nelle etnie.

I nostri figli potranno avere dentro di sé la grande ricchezza di più culture, di più religioni, di più colori…
La globalizzazione, allora, potrebbe almeno portare una cosa buona: la fine delle differenze e delle chiusure tra gli esseri umani.

Per fare questo, ci vuole, però, molto amore.

Renata Rusca Zargar
http://senzafine.zacem-online.org/#home

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