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Sanità in Liguria, in un anno disavanzo ridotto di quasi il 30%

Il Pd: "Il disavanzo è ancora di 70 mln di euro"

Regione. In un solo anno il disavanzo della Sanità ligure si è ridotto di quasi il 30% passando dai 98 milioni di euro del 2015 ai 70 del 2016, arrivando a 28 milioni di euro complessivi e superando così di 5 milioni di euro le previsioni di inizio anno. È quanto emerso durante la riunione odierna della Giunta regionale, alla luce delle prime operazioni di consolidamento dei bilanci di esercizio 2016 da parte delle aziende e negli istituti del sistema sanitario regionale ligure.

“Questo risultato è straordinario – afferma la vicepresidente della Regione Liguria e assessore alla Sanità Sonia Viale – ed è il frutto della riforma sanitaria e dell’istituzione di Alisa che ha già avviato un’importante azione di razionalizzazione e riorganizzazione del sistema. È, inoltre, perfettamente in linea con le indicazioni del presidente della Giunta, Giovanni Toti, di arrivare all’azzeramento del disavanzo entro il 2020”.

Nella riunione odierna è stato dato mandato agli uffici di reinvestire il risparmio ulteriore di 5 milioni di euro nel sistema sanitario, per aumentare capacità di risposta ai bisogni di salute del cittadino, anche dei bisogni emergenti. In particolare, gli obiettivi sono: il miglioramento della gestione dei pronto soccorso, anche attraverso un meccanismo premiale nei confronti di chi opera nei dipartimenti di emergenza; la realizzazione di progetti riguardanti la presa in carico dei pazienti cronici da parte dei medici di medicina generale e l’implementazione degli accordi già sottoscritti per l’apertura degli studi medici il sabato mattina; il rinnovamento del parco tecnologico con l’acquisto di grandi apparecchiature all’avanguardia (ad esempio, acceleratori lineari, angiografi, tac, risonanze, Prt).

Intanto la Giunta ha varato nuove linee guida su tutto il territorio regionale, più semplici e al contempo più stringenti, per il rilascio del Cude-Contrassegno unificato disabili europeo. “L’obiettivo – ha spiegato Viale – è favorire le persone che hanno diritto al contrassegno attraverso una semplificazione delle procedure amministrative, contrastando al contempo eventuali abusi. È una normativa seria, puntuale, chiara e finalmente omogenea su tutto il nostro territorio, così da evitare disparità di trattamento a seconda dei comuni di residenza e quindi delle Asl di riferimento”.

È previsto che in nessun caso possa essere autorizzata la visita medica presso il domicilio del richiedente: quest’ultimo dovrà quindi presentarsi personalmente presso l’ufficio medico legale della Asl per ottenere il certificato indispensabile alla presentazione della domanda al Comune di residenza. Inoltre, si stabilisce, a differenza del passato, che il certificato di invalidità o di handicap rilasciato da una Asl sia valido su tutto il territorio regionale e abbia validità massima quinquennale, consentendo quindi alla persona interessata di presentare la richiesta del Cude anche in un secondo tempo, senza dover effettuare ulteriori visite.

Le nuove linee guida sono il frutto di un confronto attento, avviato un anno fa da Regione Liguria con le Asl, l’Inps e soprattutto con la Consulta regionale per l’handicap. Questi soggetti compongono il gruppo di lavoro che, costituito dall’Assessorato alla Sanità per il monitoraggio del fenomeno e l’eventuale revisione dei criteri medico legali per la concessione del contrassegno, da oggi diventa permanente, con la partecipazione anche di un rappresentante dei Comuni, designato da Anci Liguria.

Ad oggi in Liguria risultano titolari del contrassegno circa 18mila cittadini (1,3% del totale), oltre la metà dei quali residenti nel Comune di Genova.

Ma sulla sanità ligure non sono mancate polemiche: “Nonostante l’aumento delle risorse del Fondo Sanitario Nazionale (30 milioni di euro in più stanziati dal governo per la Liguria rispetto all’anno precedente) e a fronte di un incremento delle entrate derivanti dall’Irpef regionale pari ad altri 30 milioni, dopo che la Giunta Toti (a differenza di quanto aveva fatto l’amministrazione di centrosinistra) ha deciso di non esentare una larga fascia di contribuenti da questo tipo di imposta (in sostanza: ha aumentato le tasse locali) scopriamo che il disavanzo della sanità ligure continua a essere cospicuo: 70 milioni di euro nel 2016” affermano i consiglieri regionali del Pd Raffaella Paita, Valter Ferrando e Pippo Rossetti.

“La vicepresidente della Giunta, infatti, annuncia con toni trionfalistici questo “risultato straordinario”, attribuendolo alla riforma sanitaria regionale (?) e all’istituzione di Alisa, l’Azienda ligure per la sanità (una Asl in più). Ora, siccome la matematica non è un’opinione: con 30 milioni di euro in più stanziati dal governo e altri 30 milioni di euro in più prodotti dalle tasse si arriva a un totale di 60 milioni di euro. Quindi c’è poco da vantarsi, se con questi soldi in più a disposizione si è riusciti nell’impresa di avere comunque un debito di 70 milioni di euro. E il bello è che la Giunta Toti lo annuncia come se fosse un successo. Qui siamo di fronte al completo ribaltamento della realtà. Tanto più che il centrosinistra – in condizioni di minori risorse statali e con un’esenzione Irpef molto più ampia – aveva accumulato, nel 2014, un disavanzo sanitario di circa 67 milioni di euro, dopo che dieci anni prima ne aveva ereditato uno, dalla Giunta Biasotti, di oltre 400 milioni”.

“Tornando al risultato negativo annunciato oggi dall’assessore Viale, pensiamo che alla luce di queste cifre sarà del tutto irrealistico azzerare il disavanzo entro il 2020. Insomma oggi Toti e Viale sono riusciti nel capolavoro di ammettere i propri errori spacciandoli per successi. La realtà, invece, è che il debito sanitario continua a crescere, le liste d’attesa aumentano (come il Pd ha verificato per ora solo alla Spezia senza che Viale lo smentisse) e i servizi diminuiscono. L’obiettivo di questa destra è svendere la sanità ligure ai privati” concludono i consiglieri del Pd.

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